Tutti ne furono dolenti, e il senatore anche più mortificato. Se avesse saputo la cosa, si sarebbe guardato dal rievocare tristi ricordi. — Ma a parte le rispettà bili ragioni del sentimento — disse poi —, quando si fa la guerra, i morti non costituiscono che una semplice nomenclatura. Secondo le ultime statistiche dei corpi scientifici, il mondo ha 1800 milioni di abitanti: trent'anni or sono, erano 1500 milioni. Voi capite che c'è margine....

— Sente? — disse piano il poeta Emme all'orecchio di Aquilino. — Il senatore già pregusta per sè e per i suoi discepoli futuri tutta la gioia di catalogare i morti in guerra, schedare i monumenti abbattuti. Vi sarà del lavoro per parecchie generazioni di savi di siffatto genere. C'è margine! Che cosa sono 1800 milioni di nomenclature? Ma non toccate il sacro quintale della sua onorevole persona.

Fremeva.

— Onorevole senatore — disse poi, forte, il poeta Emme —, io sono della sua opinione.

— Oh, oh, sentiamo.

— Il concetto di un'ùnica patria germanica — disse il poeta Emme — è tutt'altro che disprezzà bile. È una soluzione, come un'altra, del problema della felicità . E infatti i tedeschi non dicono di combà ttere per la felicità del genere umano? La Germania porge al genere umano la medicina della perfetta igiene. Non vediamo noi i germanici come sono belli, forti, floridi? Fra un paio di generazioni, saremo anche noi spaventosamente sani, forti, floridi: coi nervi in perfetto òrdine, con lo stòmaco capace di inghiottire, in perfetto orario, pinte di birra, e molti Würsten con Sauerkraut, e Delicatessen, cinque volte al giorno: l'ideale dei nostri buoni proletari! Ogni cèllula uomo è Stato, lo Stato è Dio: tutto con lettera maiuscola, senatore. Dunque io sono Dio. Ma non capisce, senatore, che io sono io, io, io? Ah, c'è nu guajo, senatore. Che ne faremo del nostro pallido pensiero? È una tabe il pensiero; è una maledizione l'idea. Che ne faremo di Amleto, di Dante, di San Francesco, di Leopardi? Li affideremo a voi, eruditi signori; e voi li terrete bene in prigione affinchè non scà ppino a spaventare la umanità . I nostri occhi si faranno piccini: ma il ventre sarà ben pingue. Noi non sorrideremo più dubitosamente; rideremo a scosse, facendo ballare i grossi ventri: Ah, ah, ah! E invece di dire sì, diremo: Ja, ja, ja! Si prepari, senatore, a scrivere qualche suo ghiotto contributo — si dice così, vero? — nella lingua del ja.

— Ma non diciamo sciocchezze, — ripeteva il senatore, — ma non facciamo dello spirito. Ma non mi faccia il poeta.

Donna Bà rbera tornò, dicendo che miss Edith non stava bene, ma trovò il salotto in tumulto.

— Io mi meraviglio soltanto di questo — gridava con la sua voce di tuono il poeta Emme —, come lei insegni belle lettere in una Università italiana.

— Lettere lettere, soltanto lettere! — strideva il senatore.