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E intanto avvenivano cose che se don Ippolito, marchese di Torrechiara, invece di essere morto, fosse stato in vita, avrebbe ordinato di sellare un caval di battaglia, e forbire una lancia; o, per lo meno, sarebbe morto più consolato.

Molti Dodò, Jean, Carletti, che solevano fare elegante sostegno agli stipiti delle buvettes, non si vedevano quasi più.

Ufficiali, ufficiali, ufficiali! imberbi la più parte: eretti, ridenti, eleganti nell'assisa grigia, uno più bello dell'altro. Come l'Italia possedeva tanta giovinezza? Se fosse venuta la guerra, erano i destinati alla prima morte. Eppure pareva che dovessero vivere perennemente.

Un poco per volta l'Università fu deserta. Gli studenti tumultuavano quasi ogni sera.

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Aquilino aveva il còmpito di fare un po' di cronaca per donna Barberina; ma era un cattivo cronista.

Un giorno aveva veduto il piccone che lavorava in fretta sull'acciottolato. Che è? Riaccordo tramviario con l'ospedale militare. Dunque di lì sarebbero passati i feriti.

Ebbe la strana impressione che tutta la gente lì intorno parlasse più sommessamente.

Lo stupiva il vedere nel gran sole di maggio passare ancora per le vie le donne eleganti: donne dipinte, occhi di magnifiche civette, gambe quasi nude. «Non vedono esse il vessillo nero che sventola sul mondo?»