E da sola a solo gli diceva: — È inutile, è inutile, sei un sentimentale anche tu. Ma già è forse per questo che ti voglio tanto bene. Uh!

E con la mano bianca gli dava uno strattone al ciuffo dei capelli, e glieli arruffava tutti.

*

S'aprì un po' di spiraglio alle speranze di donna Barberina in quei due o tre giorni, su la metà del maggio, quando parve delinearsi un mutamento netto del Governo.

Aquilino fu ancora pregato di andare a spasso a fare della cronaca.

— Rivoluzione? — diceva il commendatore. — Ma no! Milano la attende da Roma, e Roma da Milano. Un po' di tumulto, quel po' di tumulto che è necessario per la precipitazione in fondo delle particelle agitate.... Oh, un colpo abile!

— Chi sa cosa succede adesso nella reggia di Roma — diceva donna Bà rbera.

— Un colpo inabile — diceva Aquilino — un colpo maldestro, un colpo villano. L'uomo del potere, come un rozzo chauffeur al volante, crede di abbattere, come al solito, il solito impedimento: un ministero. Non ha calcolato un impedimento più serio: la nazione.

— Ma non faccia della metafisica — disse il commendatore.

Apparve su la soglia del salotto miss Edith. Gli occhi le luccicavano stranamente. Pareva anelante da lunga corsa. Aveva un supplemento di giornale.