Ma avverranno queste cose!

E quelli che saranno morti? La loro madre non li rifarà più; e il loro nome scomparirà dalla memoria degli uomini. «La madre tua non ti rifarà una seconda volta, se tu muori, o Aquilino».

Questo ragionamento era saggio. E pur con questo saggio ragionamento, Aquilino sentiva vergogna della sua giovinezza, ed evitava la comunione con gli altri giovani....

«E quegli altri là , i Tedeschi, non muoiono?» — si domandava allora.

Mostruoso pensiero! Gli pareva che quegli altri là non dovessero veramente morire, ma che dovessero poi rinascere in quella compattezza e perfetta materialità del loro popolo immenso.

«Ah, quale espiazione per noi che sognammo anime libere e giustizia migliore! Non l'han dichiarato quelli là che, pel bene del mondo, intendono ridurre il mondo alla loro materialità e compattezza? Combattere allora è necessario, dar morte e morire. Ma come posso, io, Aquilino, diventare omicida?»

E un'altra volta aveva veduto passare, per una delle vie principali, una schiera di scolari, scolaretti, scioperanti dalla scuola: tricolore in testa: gridavano l'Italia s'è desta, Iddio la creò.

Sfilavano fra la indifferenza e gli occhiacci dei bottegai, agli sporti dei loro negozi. Ve n'erano di quelli piccini, che parevano come timidi di passare, con quella loro picciolezza e con quel gran grido l'Italia s'è desta, fra tutte quelle persone grosse, serie, mute, o che dicevano: «Ma andate a scuola, ragazzi».

«A scuola, a scuola!», voleva dire anche lui, ma nulla disse, e svoltò per un vicolo, per non vedere, per non sentire. Provava una pena, come un approssimarsi di pianto.

— Ma lei, caro professore, — diceva donna Barberina ad Aquilino in presenza degli altri — mi fa della filosofia sentimentale, invece che far della cronaca.