— Mi pare, miss Edith, che adesso potremmo tornarcene a casa.

Non ebbe alcuna risposta. Se la sentiva tremare presso di sè.

Le voleva dire tante cose sagge.

«Quel soldatino non ha nessuna voglia di andare a Vienna. Quel Garibaldi è un sentimentale». Ma poi non sapeva nemmeno lui dove era la saggezza e dove era la follia. La storia andava avanti, o tornava indietro? Era vero che i Germani calavano giù dalle Alpi, come mille e più anni fa, sui cavalli criniti, le frà mee in pugno, e le corna sul capo per esterminare il mondo?

I filosofi germanici, cavalcando, precedevano le falangi teutoniche: pupille calme abbacinate di fanatismo: i filosofi sterminatori di ogni tradizione, i filosofi negatori di ogni pietà nel mondo dei fatti come nel mondo delle idee, i filosofi assertori della pura idea trascendente, i filosofi della materia, i filosofi della ricchezza e della conquista: discordi e concordi nella gran cavalcata. La croce di Cristo, il talismano sublime, infranto; in alto il martello del dio Thor: davanti alle falangi, con capriole e pifferi, Nietzsche! Visione apocalittica, lasciatagli in eredità dal marchese Ippolito. Ne aveva paura, perchè non gli parevano uomini; ma vuoti di viscere umane come i demoni.

Una gran pietà e un grande amore per quella giovanetta che lo aveva chiamato «suo cavaliere».

Disse soltanto: — Creatura mia, è mezzanotte. A quest'ora i dimostranti seri sono andati tutti a casa. Non rimangono per le vie che malviventi e teppisti. Permetta che la accompagni a casa.

Parve acconsentire.

Aquilino guardava con emozione quel bel volto, quella bella persona abbandonata a lui.

Ci fosse stata una vettura! Ma non c'era; c'erano quelle lampade elettriche, rare, in alto, che rompevano a zone, quasi paurose, il buio della strada. Tutti i negozi chiusi, e il quartiere dove lei abitava, era un po' lontano. Più vicino era il palazzo della marchesa: ma a quell'ora, destare il portinaio, dar spiegazioni, donna Bà rbera....