â Ah, cara signorina, â disse poi rientrando nella camera, â io devo proprio supporre che il mio braccio me lo abbiano stroncato.
â Oh, mio Dio â fece miss Edith levandosi. â Ed anche la fronte! â esclamò con terrore.
â Infatti qualcosa sento che mi cresce anche su la fronte.
â Oh, mio caro â fece, palpitando, miss Edith. E posò la mano bianca, non sanguinante, su quel lividore della fronte, che cresceva. E poi tolse la mano e convulsamente vi posò le labbra; e poi lui ebbe una rabbrividente impressione: le labbra di lei erano posate su le sue labbra. Non gli faceva più male la fronte, più il braccio, più niente; ma sentiva una palpitazione enorme nel cuore. Oh, le tenere, delicate, carnose labbra!
E i micròbi dei baci?
Più niente i micròbi.
Ora Aquilino sorrideva come un fanciullo baciato. Sentiva â e gli pareva di vederlo â un sorriso di beatitudine infantile disegnarsi sul suo viso, come un lontano strano ricordo materno. La persona di lei, presso la sua persona, era percorsa da brividi.
Il silenzio della notte era grande, e la lampada elettrica che pendeva dal soffitto, illuminava la coperta di un letto che forse era stato testimone di amori impuri.
Eppure tutto era puro!
â Quell'uomo! â esclamò d'un tratto Aquilino, sentendo i passi dell'albergatore che si avvicinavano. â Mi pare, miss Edith, che noi siamo abbracciati.