Ma Aquilino rimase lì e si volle vestire, e quando si trovò così ben vestito, si sentì una gran voglia di battagliare.
Aspettò con impazienza che il giorno calasse, e andò in giro per la città . Cercò del conte ma non lo trovò. Poi dimenticò anche il conte per un'ebbrezza vana che lo coglieva tutte le volte che passava davanti una vetrina. Vide per la prima volta le fanciulle voltare i loro occhi su di lui; e la sera tornò a casa col cervello in tumulto.
Non ebbe a lamentare che un solo inconveniente, perchè gli amici e i coetanei gli si accostavano lo stesso e lo prendevano sottobraccio senza troppi riguardi. E il nobile abito bleu-marin (perchè tutti lo chiamavano blumarèn), ne soffriva.
Nei giorni seguenti, prese più confidenza col suo nobile abito.
â Be'? Cosa fai, figliuolo? â sentì che di sorpresa la mamma gli diceva.
Aquilino, in quel momento, faceva davanti allo specchio certe reverenze che avevano l'intenzione di essere molto aristocratiche.
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Quando infine vide il conte, mosse per lanciarsi verso di lui con tutto l'impeto della sua giovanile riconoscenza. Ma egli stupì nel vederlo, domandò se lui era lui; ed un'infinità di sciocchezze.
Assicurò che lui non ci entrava affatto con l'abito e le scarpette. Poteva essere il caso di un abito réclame, che i sarti fanno portare ai giovani ed alle ragazze di belle forme.
Poi dell'abito non si parlò più. â Piuttosto ci vorrebbe un orologio â disse dopo alcuni giorni, e lo ricondusse ancora in quella stanzetta, e da uno scrigno andava estraendo molti bei monili, così indifferentemente.