Infatti coloro non avevano la cera smarrita.
â Non la voglio avere nemmeno io, â disse Aquilino; e andò in cerca del palazzo della marchesa.
*
Oh, il bel palazzo! Quale itinerario egli avesse seguito per scale, corridoi, salotti, prima di arrivare dove la signora marchesa sarebbe venuta «a momenti», Aquilino non avrebbe potuto ricostruire. Un portinaio â personaggio che non usava al suo paese â lo aveva consegnato ad un marcantonio sbarbato, con un gilè rosso e un grembiulone verde: e stava sfregando così bene i pavimenti, che Aquilino sdrucciolò; e perciò quando si trovò solo in un gran salotto, stette prudente nel muoversi per non sdrucciolare una seconda volta e cagionar malestri in quella specie di labirinto fra mobili, cristallerie, fiori, bamboccini, quadri, libri. Invece di accomodarsi, come aveva detto quel marcantonio, si appressò a una vetrata e lì scoperse una cosa piacevole: qualche cosa come un giardino signorile, ma così ben pettinato che le piante gli parevano di una botà nica diversa: e dietro quel verde, una specie di torrione. Poi gli parve che fossero già trascorsi molti di quei momenti, e si mise a guardare per indovinar da quale porta, da quale cortinaggio sarebbe apparsa la signora marchesa. E così girando gli occhi, s'accorse che nel salotto non era solo, ma c'era lì, sopra un cuscino di raso, una vaga bestia tutta arruffata; e dall'arruffio del lungo pelo veniva fuori un brutto muso spelato e due occhi sospettosi fissi sopra di lui: un gatto? un cane? o non piuttosto una scimmia?
Una voce, dietro le spalle, lo fece trasalire:
â Ah, buon giorno. â Era la signora marchesa.
Il cui aspetto rincorò Aquilino.
Non che egli credesse che la signora marchesa, perchè marchesa, dovesse venire con la corona in testa â come le sue lettere â e il paggetto, dietro, che tien su la coda: ma per quella descrizione della marchesa col pennacchio in cima alla testa, si aspettava una dama di gran soggezione: e invece gli si affacciò una figurina carina, semplice, che scivolò con disinvoltura fra tutte quelle cose complicate.
Ella si sedette, fece sedere: e allora Aquilino ebbe davanti a sè la signora marchesa, cioè un visetto di un grazioso ovale, un po' pallido, incorniciato da gran capellatura nera: e due occhioni languidi. Ma quando, dopo le prime domande di cortesia, la signora prese un occhialetto d'oro e per qualche attimo perscrutò Aquilino, la prima sensazione del giovane si mutò, e lasciò il posto ad altra sensazione meno piacevole. Ed anche le parole che seguirono gli fecero uno strano effetto: erano saltellanti, dubitose, accompagnate da una smorfietta che voleva sembrare benevola; e con tanti Nevvero?, che ad Aquilino venne voglia di dire: Per me â scusi â non è vero niente affatto.
â Io non dubito â disse â delle sue brillanti qualità : il conte Cosimo, ottimo nostro amico, mi parlò di lei in modo del tutto rassicurante. Sì, mi aveva, effettivamente, detto che lei era giovane; ma adesso mi sembra che lei sia troppo, troppo giovane â e pronunciò questo troppo, troppo giovane che pareva voler dire: Io mi trovo imbarazzatissima.