Per la partenza, mamà preparò un dolce di latte stretto, ma fu mangiato senza sorriso. Son trecento chilometri; ma vi si va col vapore, diceva Aquilino, e per Natale ritornerò.
Ed ella stette forte senza lagrime, sulla porta della casetta finchè lui scomparve con la sua valigia, e scomparve la mano di lei che agitava, Addio, addio, addio!
Sulla soglia, mamma, ancora, ancora ti rivedrò.
Capitolo VI.
La signora marchesa.
à moltissimo interessante â specie per chi ha tempo da perdere â meditare quante parole vi sono per indicare le malattie dell'uomo; tanto che se, nella tranquillità della vita uterina, si potesse leggere un dizionario medico, all'ordine: Là zzare, veni foras! si risponderebbe: Niente affatto!
Aquilino, appena varcato il Po, e si trovò in quella città , fu preso dal male che si chiama nostalgia, così che non solo non ammirò i monumenti della grande città ; ma non gli piacque nemmeno il pane, perchè gli parve di altro sapore; e tutte quelle case attaccate alle case, e tutta quella gente che vive fra le case, forse quella è una malattia.
Ma un giorno vide, con sorpresa, in uno specchio di vetrina, un ragazzo, con un abito blumarèn. Ed era lui. â Oh, che cera smarrita!... E in quel giorno vide che passavano tre turlulù con un sacco dietro le spalle, una magliaccia, certi passacci, tre nasi a trombetta, e sei occhiacci buttati qua e là .
â Chi sono quei disgraziati? â aveva domandato Aquilino.
â Quelli sono tedeschi â gli risposero â che calan con l'autunno: il primo dì han le toppe ai calzoni, il secondo han la camicia quasi pulita, il terzo dì sono essi i padroni.