Quell'ottobre passò: lui, Aquilino a ripassare grammatiche latine e libri di scuola; la mamma a rinacciare vecchie camicie lise, qualcuna farne di nuove; e calze e maglie di vera lana, fatte coi ferri, perchè si andava contro l'inverno. Così fin tardi, al lume della lampada a petrolio. Si parlava anche dell'avvenire di Aquilino. Mamà avrebbe voluto che avesse studiato da medico, come il babbo e come il nonno. La più nobile delle professioni, diceva lei. Ma Aquilino che si ricordava da bimbo quando andava, talvolta, col babbo in campagna a far le visite, era d'altra opinione. Io non voglio fare il medico che cura i villani. Voglio far l'avvocato che è il mestiere che fa tremare i villani.

— Vuoi far l'avvocato? — esclamava mamà , e lo diceva con un certo suo far della testa, come per significare: Per vivere di imbrogli e di ciarle? Non c'è già quella grande avvocata nostra, la Madonna?

Se per far l'avvocato, questo egli non sapeva; ma per imparare come è fatta quella stregonerìa della legge, questo sì, sapeva, già che si deve vivere in questo mondo. E la Madonna sarà buona avvocata; ma per l'altro mondo.

Così pensava Aquilino, ma non lo diceva per non dare dispiacere a mamà .

*

Uccellin che spicca il volo, sì; ma di giorno in giorno che si appressava il novembre, e il dì di San Carlo sul calendario, la gioia di spiccare il volo svaporava, e la melanconia di lasciare quel nido cresceva. Perchè non rimanere per tutta la vita, lì, nel suo nido, senza mutamento? Non basta che giri il sole? Gira dovunque il sole, ma in nessun luogo adesso gli pareva che il sole sarebbe stato tepido come lì. Abbellirlo un poco, quel nido, ecco; ma vivere sempre lì in santa pace, in santa quiete. Aver la farina da fare il pane; comprare quella casetta; una bella poltrona per la mamma; un po' di riposo per lei; una vita che scorre e rinasce. Quella mamma sempre più bianca! Scrostare i vecchi muri ammuffiti; ripulire i vecchi soffitti; ma non andare via di lì. Una fontanella nell'orto; dei fiori, le galline che fanno l'uovo: ma sempre quel sole, sempre il pane con quel sapore! Poi portare in quella casa un angiolo di grazia e di vita: una bella sposina. Da lei sarebbero generate altre vite, forse: la mamma starà nella bella poltrona. Poi avere un cavallino ed una carrettella per andare a spasso....

E così Aquilino si affissava, come talvolta l'uomo si affissa in quei dorati palagi che sono le nubi del sole al tramonto.

Ma se era così bello, prima, il partire!

Quante volte, al porto, vedendo partire le navi, aveva esclamato: «Potessi partire anch'io!» Ed ora gli venivano in mente le parole dei marinai in lor dipartita: Addio, Addio, Addio! E subito il vento di maestrale strappava, sollevando, la nave, e quelle voci Addio, addio, addio! risuonavano, strappate esse pure, con il suono dello strazio dell'uomo.

*