Allora invece di essere sciolto, e ridere, e parlare anche lui, si impietriva in una serietà precoce e dolorosa. «È inutile; è perchè sei tìmido», gli diceva una voce di dentro. «Non è vero — rispondeva lui a quella voce —, non è perchè sono tìmido». Era perchè egli vedeva nella donna qualcosa, che è proprio della donna, che derideva la sua costumata giovinezza maschile. E quando anche ragionavano di alcuna grave questione, gli pareva che quella tal cosa pur sorridesse.

Ma le signore forse non si accorgevano di tutte queste complicazioni.

Per fortuna, a disimpegnarlo un po', c'era quella testolina sentimentale di giovane donna con la quale conversava quasi alla buona.

— Lei conosce l'amore? — gli aveva domandato.

— Non ancora, signora.

— Oh! — aveva ella risposto con stupore, come dire: «lei ignora la grammatica del mondo».

— Che vuole? C'erano state tante cose da pensare prima dell'amore: la colazione, i libri, l'affitto di casa....

— Ah, io vivo nell'amore — rispose la testolina sentimentale.

Aquilino le avrebbe anche chiesto qualche bonaria spiegazione come facesse a star sempre sott'acqua, nell'amore. Ma quando seppe che la era una gran poetessa, non ebbe più il coraggio di così semplici domande; ed allora imparò che non esistono soltanto gli uomini illustri, ma anche le donne illustri, e perciò la cautela nel parlare non è mai troppa.

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