Anche tutto quello che egli sapeva, cioè la sua intellettualità , era in più, perchè prevalevano altre intellettualità esotiche, le quali come correnti marine portavano lui lontano lontano sì che una nostalgia amara e nuova gli stringeva il cuore: «O cara Italia, come sei tu lontana!»
Gli parea anzi strano sentir talvolta nominare Dante e Leonardo da Vinci.
Più sovente ricorreva il nome di Gabriele D'Annunzio, di cui sapevano più cose che non ne sapesse forse quel poeta medèsimo. «Bisognerà che mi impratichisca un po' â pensava â di tutte quelle diavolerie di nomi stranieri; e anche di quel Leonardo di cui tanto si parla». Ma poi vi erano altri nomi, pur non stranieri, che gli davano un cerchio alla testa: che so io, cerebrale, amorale, volitivo, androgìno, edonismo, idealismo, positivismo, buddismo, teosofia, futurismo, estetico, micènico, dionisìaco, ecc.
E quando parlavano di politica, s'accorse di stare a bocca aperta ad ascoltare. «Gran Dio! Come è possibile che questi signori sappiano tanti segreti di Stato? E quelle confidenze così ciniche di uomini del Governo, che qui si ripètono, possono essere vere?»
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Uno dei momenti di maggior impaccio era per Aquilino quando andavano in giro gli scintillanti vassoi con fini complicati beveraggi, con dolci e confetti. Cioè gatô. E non potere, come con Bobby, proclamare: «Si dice dolci, e non gatô». Prendere e lasciare in quei vassoi era ugualmente seccante. E allora si appartava, per disimpegno, presso qualche signore anziano un po' solitario, al margine â per così dire â della conversazione.
Quel signore canuto, alteramente in posa, con la fronte in contemplazione delle scarpe lustre, era quegli che pareva accogliere la sua solitaria conversazione con più deferenza. Senonchè cominciò ad accorgersi che quel signore aveva anche tutta l'aria di volere sottoporre lui, il professore della casa, ad una specie di esame generale.
â Professore, â gli avea chiesto â ha letto l'ultimo articolo della Revue des Deux Mondes?
â No.
â Oh!