— Signor commendatore — disse —, lei mi domanda da che paese vengo. Io vengo da X...; ma veramente io sono originario da un povero paese in cima ai monti dove ci sono anche le caverne. Mio padre era medico in quel paese e mio nonno idem; e l'uno e l'altro, per ragioni professionali, erano al contatto continuo con il dolore umano. E siccome in quel paese non c'erano le lampade elettriche che ci sono qui, così avevano l'abitudine di guardare le stelle, la luna, il sole. E siccome i boschi, e i monti, e le caverne hanno certi loro aspetti paurosi, così essi sentirono e il dolore e la incommensurata paura delle cose. Io, da bambino, sono vissuto con loro, lassù. Quei miei vecchi, inoltre, non mi hanno lasciato in retaggio che la loro povertà . E se per effetto di essa sono venuto da lungi qui al servizio della signora marchesa, questo dichiaro e non me ne vergogno. E se le idee un po' semplici portate giù dalla montagna e dalle caverne sono sbagliate, cercherò qui, e con l'aiuto delle lezioni di lor signori, di correggerle e di emendarle.

Così parlò Aquilino; e le sue parole stridevano come un violino a cui fa accompagnamento un contrabbasso commosso.

Tutti ascoltavano, e donna BÃ rbera pareva pur essa sorpresa che un suo servitore, a centocinquanta lire, suonasse, su di una vecchia ribeca, una musica di sua testa. Il magnifico commendatore borbottava non so che voci, come, poesia, poesia, poesia!

*

La marchesa a cui quella partita di parole pareva già troppo pericolosa, fu pronta come nel giuoco del dòmino, a confondere le tèssere per preparare nuovo giuoco.

— Scusate — disse — ma io rimango dell'opinione del senatore. Quando io vado in treno elettrico, non sto a domandare perchè va. Il ne faut pas pousser la sagesse jusqu'à la folie. D'altronde il treno elettrico non fa fumo.

Il senatore lodò la saggezza sempre notevole della marchesa, ed infine il discorso fu sviato.

La poetessa assicurò Aquilino dicendogli, in confidenza, che aveva ottenuto ottimo successo, esaltandosi con la umiltà .

Il giovane la pregò di credere che lui per l'affare degli elettroni riposava benissimo la notte; e poi volle ringraziare il poeta Emme del suo valido soccorso.