L'evoluzione del Carducci non segna, come già dissi, un mutamento sostanziale dell'uomo ma dell'universale. Egli non si è mosso che in certe sue attitudini esteriori, dovute all'imperiosa forza che lo costringe a dare risalto netto ad ogni sua opinione; ma è la maggioranza che si è notevolmente spostata, specie in questi ultimi anni ed ora vede il Poeta sotto un aspetto che prima rimaneva come nell'ombra.

Per provare ciò in verità non fa mestieri di battaglia alcuna di parole, o di speciosi equilibri di ragionamento, o di arte dialettica; ma, come a me pare, basta il semplice studio e commento dell'opera del Carducci.

E se nel mio ragionare per avventura mi sfuggiranno parole amare, voglia chi legge attribuirle non a malevolenza verso persona, sì a passione e ad amore di verità. Così pure se alcune affermazioni avranno più l'aspetto di paradossi che di verità, pensi il lettore benevolo che il paradosso talvolta ci appare tale non per assurdo che vi si contenga, ma per soverchia sintesi di vero; e che tal altra esso è nello scrivere ciò che nell'arte del dipingere è lo scorcio. Bisogna osservarlo da lungi che sarebbe a dire nell'intensità e nella solitudine del pensiero.

CAPITOLO III.
Iuvenilia — Alla Croce di Savoia — L'inno a Satana — Giambi ed Epodi — Il discorso agli elettori del collegio di Lugo.

La guida più razionale e sicura per intendere il rivolgimento politico del Carducci, a me sembra sia il seguire quella che è invincibile, massima e sua più intensa e sincera espressione, cioè l'opera poetica; intorno alla quale si raggruppano le molte e varie prose battagliere, sì letterarie che politiche o, meglio, civili, e da quella in certo modo dipendono. La stessa sua produzione filologica e critica che può sembrare straordinaria per chi consideri l'erudito come disgiunto dal poeta, appare invece naturale se si pensa che una stessa unità di entusiasmi e di intenti è cagione sì del canto che delle sapienti e innovatrici ricerche.

Talora alcune poesie sembrano prendere misteriosamente ed improvvisamente le mosse da quelle ricerche come se il fantasma poetico dormente nelle immortali pagine vi aleggiasse evocato, ed hanno la fragranza di un'eterna e ridente giovinezza di sole; talora la maschia e nutrita sua prosa vibra tutta sotto lo sforzo del canto, cui il freno dell'arte a fatica ritiene e costringe.

***

Le poesie giovanili del Carducci sono contenute, come è noto, in due raccolte di rime: Iuvenilia e Levia Gravia, non sempre nello stesso modo distribuite nelle varie edizioni, giacchè nell'ordinarle l'autore ebbe piuttosto di mira lo svolgersi della sua idea artistica che l'ordine del tempo[5].

Sotto al primo titolo sono comprese le rime composte sino al 1860, nel quale anno il Poeta, nella combattente vigoria de' suoi ventiquattro anni, fu assunto alla cattedra dell'università di Bologna.