Nei Iuvenilia, scrive il Carducci stesso nel '71 «sono lo scudiero dei classici;» e in vero la forma classica, acquistata non di seconda mano, ma comperata proprio alle origini, riveste quasi interamente con una certa purezza e talora rigidità di linee un pensiero sano nella sua tristezza, vigoroso e composto, così da trarre in inganno su l'età dell'autore, giacchè non pochi versi si direbbero di un poeta di secondo ordine che ha raggiunto il suo pieno sviluppo. V'è di fatto tanta ricchezza d'arte, così maturo apparecchio di studi che pare cosa straordinaria in un giovane.

Se non che, di tratto in tratto, traluce non so quale austera e pur ridente verginità di pensiero, che si compiace ornarsi delle magnifiche vesti classiche; e, quando altri non l'osserva, pare vezzeggiarsi di sfuggita: e allora si sente che non è la maturità del pensiero, ma appena l'estiva aurora che attende il suo meriggio. Inoltre sotto quelle forme composte e perfette (e talvolta modellate con un atteggiamento che ricorda famosi esemplari) si sente fluttuare un rigoglio di forze ancora confuse e germinanti; ma tale è il loro vigore che la scorza della forma le frena a stento e pur qua e là accennano a scoppiare in quelle espressioni libere e rudi, proprie del Carducci, come nel verso:

Il secoletto vil che cristianeggia.

Ora questa percezione di forze originali e maggiori di cui si sente il germe e se ne intuisce lo sviluppo, danno ai Iuvenilia un carattere transitorio. In altre parole il poeta avvenire infirma ed offusca il poeta di allora.

Nei Iuvenilia non è alcuna decisa affermazione politica o filosofica, ma un continuo anelito al bene, un'onestà ed una purità d'intendimenti meravigliose in un giovane. Ben con pure mani e con candida veste egli si accosta all'ara di Febo Apolline!

Il fremito della rivoluzione maturantesi nel decennio, segue il giovane poeta su per il sentiero dell'arte, e se ne risente l'eco, non in allusioni a fatti e uomini del tempo, ma in un bisogno di rinnovarsi e di rinnovare, assorgere ad un vivere civile più libero, più virtuoso, più conforme ai grandi esempi del passato. La tristezza stessa che aleggia su quei canti è tutta ardente d'idealità e di speranza. Rileggendo i Iuvenilia io provo un'impressione strana, come di un uomo che è in fondo ad una valle caliginosa e densa di gravi vapori: respira a stento, eppure cammina con un'energia indomita per salire in alto; molto in alto. O l'uragano o la gran calma delle alte vette lo attendono. Non importa, ma si respirerà meglio lassù. Il suo gran petto e la sua ardente fronte hanno bisogno di questo.

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Le poche poesie d'argomento politico non appartengono alla primitiva raccolta dei Iuvenilia, la cui prima stampa fu nel '57 in San Miniato[6], quando il Carducci era appena ventenne e nè meno sono accolte nelle successive edizioni del Barbera,[7] da cui furono escluse per ragioni d'arte e di opportunità. Esse sono: una canzone petrarchesca a Vittorio Emanuele che chiude:

Poi sui colli italiani

l'ombra adora di Roma e il voto augusto