È inutile fare raffronti su la satira del Carducci: essa è tutta sua, tutta del tempo. Muoverà, forse, come arte dal Barbier e da Victor Hugo; nel Carducci vi sarà forse meno finezza di sarcasmo e meno intenzione letteraria: ma v'è più dolore.

Io non la chiamerei neppur satira: quello è un grido disperato al tradimento e al parricidio.

Senza dubbio i Giambi ed Epodi sono una requisitoria terribile contro il partito moderato monarchico che in quegli anni resse ed ebbe la responsabilità della cosa pubblica.

Sono queste questioni difficili, dolorose e pericolose non solo a risolvere ma ad accennare soltanto. Tuttavia, per usare di una metafora che può sembrare graziosa in questi tempi sgraziati, si può dire che la cambiale avente per sua scritta «unità e indipendenza d'Italia» ebbe bisogno della regia firma di re Vittorio se volle passare allo sconto della politica europea.

La firma di Giuseppe Mazzini non fu riconosciuta valida, e se una gran parte della nazione ne sentì sdegno e protestò, non vi fu però quell'unanimità di energie, di virtù, di convinzioni maturate tali da imporre ad ogni costo, anche a chi non voleva, la firma del grande agitatore.

Il nuovo avallo rese accetta la cambiale: se poi le condizioni e il metodo furono alquanto mutati, bisognava pur rassegnarsi e contentarsene, anzi saper grado al monarca, giacchè il fine si voleva e le forze morali e materiali per ottenerlo col primo mezzo si erano mostrate ed erano in realtà insufficienti.

Lungi ad ogni modo la supposizione di voler farmi io giudice del partito monarchico moderato d'allora: io credo tutt'al più a certe fatalità storiche che si impongono agli uomini loro malgrado; credo che i migliori fra quelli abbiano operato così non per incompleto senso di italianità, quanto facendo sacrificio di questo sentimento ad un fine che si presentava troppo facile per essere il vero, e per converso troppo immediato per lasciarlo sfuggire.

Quando si dice che l'unità d'Italia fu un fatto miracoloso, non si esagera. Ma non è una lode. Fu in vero un miracolo di contingenze, parte spontanee, parte provocate da un ministro di genio che produssero in breve tempo la unità della terra quando l'universale della nazione non era compresa da quell'altissima idea.

Con queste parole io non credo di menomare la dovuta venerazione agli eroi della patria, nel culto de' quali sento di non essere inferiore ad alcuno; sì di accennare ad un fatto storico che per opportunità si potrà nascondere, ma non con valide ragioni negare.