Se non che quell'equilibrio di cui Egli individualmente gode, non può essere fatto partecipe alla maggioranza, come Egli vorrebbe; e ciò per moltissime ragioni etniche e storiche riguardanti noi italiani, delle quali sarebbe troppo lungo il parlare diffusamente; ma anche per un'altra ragione che forse è la principale, cioè che nella vita dei popoli l'equilibrio sembra consistere non tanto nel fermarsi in alcune forme riconosciute ottime e vere, quanto nel movimento continuo verso un divenire che pare non raggiungibile. Ancora: Per l'uomo sapiente la conoscenza del passato agisce come forza moderatrice e direttrice delle nuove idee, e la scelta di ciò che la tradizione e l'antico contengono di vero, di buono e di bello vale a dare carattere di maggiore stabilità e verità a queste nuove idee. Invece le moltitudini sono fatalmente inette a questa comprensione: esse non possono accogliere il bene nuovo senza distruggere il bene antico: e questa mi pare una delle più gravi imperfezioni dell'umana natura.
Quando una nuova idealità religiosa o sociale investe le moltitudini, esse hanno bisogno di buttare a mare tutto il fardello delle vecchie credenze, tradizioni, usi, memorie: tutto l'antico è errore; tutto il nuovo è vero. Gli iconoclasti non sono solo dell'era cristiana, ma appartengono a tutti i grandi rivolgimenti dell'umanità. Non che l'iconoclastia non abbia del vero in sè; ma per essere completamente logici e conseguenti bisognerebbe distruggere la specie; sed cave a consequentiis.
Ora il Carducci è, senza volerlo, un solitario a motivo della sua perfezione stessa.
Egli, una delle menti innovatrici più illuminate e franche del nostro secolo, per quello stesso vagliare delle sue idee, purificarle alla viva fiamma del sapere e del vero assoluto, ha creato di sè una così elevata aristocrazia d'uomo che come a fatica può essere inteso così non può essere seguito. Ed Egli non solo vuole essere inteso, che sarebbe abbastanza per la sua gloria, ma pur comprendendo le invincibili difficoltà che si frappongono, vuole anche essere seguito, giacchè quella sua stessa perfezione lo persuade che essa avrebbe ben poco valore se non agisse come forza benefica sull'universale.
Da questa causa si origina l'impeto e la passione delle sue prose, specie di quelle che sono d'argomento soggettivo o trattano di una questione presente.
Vale il conto di fermarci su questo proposito anche per completare ciò che ne fu detto nel capitolo che precede.
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I volumi che si intitolano Confessioni e battaglie, contengono, come è noto, la maggior parte di queste prose e sono una delle prove più evidenti dell'intima fusione fra lo scrittore e l'uomo.
La sua parola è la fotografia esatta, senza ritocco, del suo pensiero: gran luce di sole su cui passano grandi e continue nubi.
Dice tutto, non nasconde nulla, anche ciò che per opportunità sarebbe utile non dire.