Il sarcasmo, la contraffazione audace, talvolta feroce dei personaggi, il quadro, il paesaggio, l'impeto lirico infiammato quasi di divinazione, il ragionamento battuto, serrato, profondo come falange antica, lo scoppio degli affetti, le aggressioni superbe, il sublime, il grottesco, il terribile si succedono con una mobilità e rapidità spaventosa.

Solo nella facezia non riesce: è il gigante che scherza.

E un'altra qualità delle sue polemiche conviene pur ricordare: cioè che anche dove sono più irruenti ed offensive, manca interamente la nota gelida dell'odio, ma vi si sente invece un'infinita bontà.

La questione letteraria difficilmente sta sola, ma si congiunge quasi sempre ad altre ed alte questioni civili, morali, storiche; e sotto questo aspetto è una delle più complesse e difficili prose che io mi conosca.

Tutto ciò che è vero, bello, nobile, trova in lui un difensore ad ogni costo e in ogni tempo.

Egli, a volere usare di un paragone, mi rende imagine di uno di quei favolosi cavalieri antichi che da solo difende un grande e meraviglioso castello simbolico.

La ragione, la verità e l'arte lo recingono di triplice muro e costringono il cavaliere ad una difesa eroica. Perchè egli non se ne sta quivi sdegnoso ed inerte, ma combatte continuo; e non solo irrompe disperatamente contro il mostro o il saracino che per progetto vanno ad urtarvi contro, ma con uguale animo s'avventa contro la turba de' pigmei e dei gnomi che aduggiano le torri dell'edificio mirabile; e tanta è la foga dell'assalto che sovente essi sono morti ai primi colpi ed egli pur seguita a ferire. Ma come è nelle leggende, così quelli rinascono dalla loro stessa putredine di morte e sono più numerosi che mai. Anche contro la folla che infinita, indifferente, abbacinata segue il suo viaggio, egli si avventa: la trapassa, la atterra col cavallo e con l'asta; ma quella si rialza e si ricongiunge indifferente come prima e prosegue il suo viaggio.

Talvolta però mentre così nettamente egli distingue i contorni de' mostri che vengono da lungi, non con pari chiarezza riconosce quelli che gli stanno vicino; troppo vicino per suo malanno. Ma qui l'allegoria del paragone dovrebbe dare luogo a più aperto parlare, e ciò non sarebbe nè piacevole, nè conveniente, nè senza pericolo.

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Quando io penso a così grande animo e a così sovrano intelletto combattenti per la causa della verità e della bontà, mi ritornano in mente le parole che Ettore, apparendo sanguinoso in sogno ad Enea, dice: