...... si Pergama dextra

defendi posset, etiam hac defensa fuisset.

Le quali parole possono forse essere non indegno commento alle Confessioni e battaglie.

Ma non voglio cessare senza dire di un altro carattere delle sue polemiche: questo è che la coscienza della sua grandezza e della nobiltà della causa gli dà alle volte una sovra eccitabilità di offesa straordinaria che lo spinge a rispondere di colpo, anche quando sarebbe meglio il tacere: e allora non solo attacca a fondo le obbiezioni che sono realmente, ma ne deduce altre da un complesso di fenomeni e di fatti a cui il suo contradditore non aveva pensato o non era forse in grado nè meno d'imaginare: e ciò gli nuoce; non perchè non sia tutto, almeno subbiettivamente, vero quanto dice, ma perchè gli dà l'attitudine di combattente, mentre gli altri stanno fermi o si muovono a pena.

Eccone un esempio poco noto, ma notevole. Negli intermezzi del Resto del Carlino del 13 gennaio '89, dicendosi, per non so quali polemiche, come il Carducci debba essere amareggiato e sconfortato alle immeritate prove di mancato riguardo ed allo spettacolo ributtante di intolleranze indegne, risponde:

«Caro Carlino,

«Ringrazio, ma non partecipo. Che sensibilità? che amarezza? che sconforto? che rammarico? Ma per chi mi ha preso lei? per una cocotte o per un poeta romantico? Io ho fatto il callo alle insolenze, alle ingiurie, alle calunnie che all'età dei venti cominciarono e fino a cinquant'anni seguitarono a grandinarmi a dosso, provocate da un vizio ingenito del mio temperamento, che quando una verità o ciò che credo una verità mi si impone, mi bisogna dirla, interpellato o seccato che io sia, nel modo più nettamente reciso, che è, naturalmente, il più ostico a quelli a cui quella verità non piace. Da poco tempo in qua non sentivo più, o sentivo meno, ronzio d'insolenze e calunnie agli orecchi, e dimandavo a me stesso: sono imbecillito o invigliacchito? Ella mi fa capire che il ronzio è ricominciato. Bene. Io salgo al tempio della memoria e ringrazio Apollo medico del serbarmi ch'ei fa — mens sana in corpore sano. — E così dirò ancora la verità nel modo a me più igienico, per il quale non ho chiesto mai nè amore alle donne, nè amicizia agli uomini, nè ammirazione ai giovani, nè articoli ai giornalisti, nè voti al popolo, nè posti ai ministri, nè più di venti franchi per volta, e ciò in gioventù, ai miei amici e gli ho restituiti sempre.

«suo

«Giosuè Carducci».