***
Con tutto ciò in quelle battaglie è qualche volta un ben allegro combattere! Ci si sente, in fondo, la voluttà dell'arciere che vede la freccia colpire nel segno, anche se la corazza o l'epidermide del nemico ne la respinga. Invece in questi ultimi tempi, nelle difese poche che Egli va facendo di sè e solo quando è direttamente attaccato, si nota una dolorosa e disdegnosa riservatezza.
Sembra che qualche cosa fuori di lui vada crollando ed Egli s'avveda che il suo genio più non vale a sorreggere.
CAPITOLO V.
Il senso eroico. — G. Carducci e la giovane letteratura nazionale.
Nelle odi barbare, o per meglio dire in tutte le sue opere sì poetiche che di prosa, oltre all'idealità nazionale, v'è diffuso un altro sentimento che non bisogna trascurare per chi voglia trattare del Carducci nelle sue relazioni col pensiero e con la vita contemporanea.
***
Chi, ad esempio, non ricorda l'ode Per la morte di Napoleone Eugenio?
Io penso che il più volgare dei lettori deve averne risentita l'impressione come di cosa nuova e sublime.
Quest'ode sorge semplice, giovane, composta nel suo dolore come una figura della tragedia di Sofocle; ma sotto vi scorre una così diffusa passione, una così grande onda lirica che sforza il pianto. Quest'ode io la vedo nascere ed elevarsi come fiore semplice da una complessa maturezza, perchè mi sembra che mai una lirica così breve abbia con tanta semplicità assimilato così molti elementi del pensiero: la verità storica, l'epopea, la leggenda, la tragedia, gli affetti, l'epicedio infinitamente triste nel suo oggettivo dolore.