Questa lirica e quella Presso l'urna dello Shelley, che ha un movimento di figure così stupendo che se un pittore potesse esprimerlo farebbe la più fantasiosa tela del mondo, ed altre, come quella a Giuseppe Garibaldi, il sonetto a Giuseppe Mazzini, possono alla maggioranza sembrare elementi disparati di canto che il Poeta accolse ed informò di ritmo per semplice eccitazione artistica.

Così non è: un legame occulto le congiunge; un sentimento unico vi si esplica; cioè l'inno al gentile eroico che la modernità tende ad eliminare dal suo seno come forza di cui oramai più non sente il bisogno.

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Egli di questo sentimento eroico possiede una sùbita ed istintiva percezione in personaggi anche contemporanei, e gli si impone così forte da imprimere loro figura trasumanata; e non solo in verso, ma in prosa.

Io penso fermamente che se oggi, ad esempio, altri rinnovasse il sacrificio di Guglielmo Oberdan, Giosuè Carducci monarchico, senatore del Regno e, se piace, poeta aulico, riscriverebbe ancora pagine frementi come già fece nell'82.

Egli dunque sovente canta l'eroe; sia esso re, sia poeta, sia martire, sia conduttore di popoli, sia figlio di popolo; ma la società moderna non ha bisogno di eroi, siano essi re, siano poeti, siano martiri e molto meno conduttori di popoli perchè allo stato in cui si trova e per quel che vuole essere basta a sè, intende guidarsi da sè e infine ripugna di subire l'impronta di individui anche se superiori.

Questo è uno dei caratteri differenziali più notevoli fra il Carducci e il suo tempo.

«Troppo sento profonda la religione degli eroi (meditava Egli la notte dell'11 marzo '72 saputo che ebbe della morte di G. Mazzini): e come essi splendono stelle benefiche sul firmamento del mio pensiero, così io non son lungi da credere o da sperare, o almeno da imaginare che da qualche parte dello spazio serena essi corrispondano immortali a questo bisogno, a questa foga di amorosi sensi e pensieri, che suscitati da essi ad essi ritornano con un'alterna e continua esondazione delle anime nostre verso le rive dell'ideale. O Dei della patria, proteggete i buoni, e salvateli dal fango, che sale, che sale, che sale!»

E per la morte di G. Garibaldi[18] esclama: «Oh, quando gli eroi non contano nulla, e li gnomi possono tutto e la retorica caccia a pedate di periodi epilettici l'epopea.... oh allora

«che importa vivere,