«che giova amar?»
Forse è vero, che importa vivere? Eppure è così! Non solo gli Dei, ma anche gli eroi se ne vanno e deserta è la loro casa! Gli eroi (e con questa voce intendo ampliare il senso che si dà all'uomo di genio) si discostano troppo dal tipo medio a cui la maggioranza degli uomini oggi aspira e tende: la loro opera invadente non recherebbe che danno all'edificio che si va formando su le basi di una raggiungibile ed equa mediocrità del tipo umano.
La demolizione degli eroi è già cominciata.
Non solo l'analisi scientifica ne va svelando il meccanismo interiore e rompe l'incanto della loro azione che parea cosa quasi divina; questo per sè solo non toglierebbe nulla all'azione degli eroi: ma il vero è che questi cominciano a degenerare e a squilibrarsi in sè per la incompatibilità col tempo e con gli uomini. L'azione degli eroi non ha più presa nel pubblico; e però essi si guastano nell'inazione come si guasterebbe una macchina se l'elica dovesse turbinare nel vuoto.
Ma è verosimile il credere che con l'andare del tempo essi cesseranno totalmente di essere, come organismi che scompaiono perchè venne a mancare la loro funzione sociale.
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Una sera tarda io tornava a casa da un ritrovo di gente grave ove si era disputato a lungo ed io ne era uscito con la peggio. Ritornava, e per la via lunga un pensiero acuto mi martellava il cervello: in fine esso assunse forma di favola. Eccola: Un anno la benigna natura dispensò, secondo il tempo, la pioggia, la neve ed il sole. Ma la gentile pianta del frumento non granì nè tutta nè a maturità la sua spica.
Il loglio rigoglioso e superbo finalmente la aveva soffocata.
L'anno seguente, un debole seme caduto dall'etica spica fe' germogliare uno stelo stentato. Ma il loglio era ancora più fiorente e bello, e la soffocò ancora. Infine la nobile pianta s'avvide che due vie le rimanevano: o morire o diventare loglio essa pure.
È questo un paradosso? Può darsi. Io vi voglio allora aggiungere un corollario che lo corregga: cioè che producendo tuttavia la natura uomini di genio ed eroi, questi dovranno, per essere chiamati tali ed ottenere il dovuto ossequio, portare la livrea del pubblico, cioè a dire dovranno rivolgere le loro grandi forze in qualche opera implicitamente determinata e che torni alla moltitudine di pratica ed immediata utilità: certo non potranno agire in modo autonomo e con l'intento di una idealità superiore.