Egli psicologo acuto e mirabile dei fenomeni morali più complessi, non riusciva a scendere e a leggere nettamente nell'animo di coloro che con certa simulata modestia sembravano intendere e seguire le sue idee. Forse prestava loro un po' della sua grande anima e nel suo giudizio li faceva degni di sè.

***

Ma tornando al proposito, è certo che tali lezioni, per quanto perfette, non erano quelle che l'uditorio estraneo alla scuola si aspettava; se non che a poco a poco un verso del Petrarca o di Dante, uno di que' portentosi aggruppamenti di parole melodiche dove o l'anima o la natura o l'una e l'altra insieme vibrano nella misteriosa concezione dell'arte, investiva il suo pensiero e tutta la sua fantasia s'accendeva come un sole.

Non v'era più l'espositore paziente, il critico minuzioso; ma il sapiente ed il vate si congiungevano in una non so quale concezione grandiosa e quasi profetica, e sotto quell'impeto di idee s'indovinava una sacra tristezza.

Parea che si rivolgesse a noi come se fossimo i colpevoli di non so quale mancato bene, noi poveri giovani venuti alla sua scuola per acquistarci un diploma e guadagnarci questo misero pane. Egli ci trascinava dietro di sè e ci costringeva a salire in alto! O Maestro grande e buono, quante cose vedemmo, o piuttosto intravvedemmo di lassù dove Tu ci guidavi! Ma chi se ne ricorda più, chi ritiene più la forza di combattere per le battaglie di cui Tu segnavi così nettamente il campo, o Maestro?

No, da quella sua cattedra Giosuè Carducci non parlava al mondo, come diceva con infelice retorica il manifesto degli studenti monarchici invitante ad una pubblica dimostrazione dopo il fatto dell'11 marzo: Egli da quella sua cattedra si era proposto un compito molto più modesto eppure molto più arduo: rinnovare nel pensiero e negli studi la gioventù d'Italia, come nelle battaglie e nelle congiure fu rifatta materialmente la patria.

CAPITOLO II.
La dimostrazione dell'11 marzo '91.

Il giorno 11 marzo '91, che fu appunto di mercoledì, alle ore tre, in quella grande aula numero uno, parecchie centinaia di questa gioventù italiana insultò di fischi assordanti, di improperi indicibili Giosuè Carducci.

I fischi e gli improperi durarono un'ora e mezzo non interrotti e crescenti.