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Abbiamo fatto il conto delle vecchie. Il mistero della vecchia diafana, che diventa due, è stato chiarito. Erano in fatti due che si assomigliavano. Ma ora sono.... una sola! Certo, perchè quella a piano terreno è morta. In grande silenzio è morta. Morta ella era silenziosamente, come silenziosamente era vissuta. Mi sovvenni in fatto di alcuni uomini e donnicciole che apparvero un giorno; e, frettolosi e sommessi, vuotarono le tre stanzette di ogni masserizia; accuratamente, interrogando le pareti e i pavimenti. Erano i congiunti di lei.
Questa era la diafana che aveva dato e promesso i confetti, se i bimbi non avessero fatto “bordell„ e aveva detto “Bambin Gesù!„. Dunque ora di diafane ce n'era rimasta una sola. Veniva poi quella che stava ad uscio ad uscio con noi, ed era fuggita al nostro arrivo come un topo sorpreso. Il biglietto di visita su la sua porta, portava un grazioso nome di rondinella: Emma T***, sarta.
Oimè, più nulla rimaneva; nè meno la sarta, giacchè, per la vista torbida, non poteva lavorare che con aghi di grossa cruna.
La signora Emma era anche discretamente deforme. Ma chi può negare che un mezzo secolo addietro non fosse stata anche lei così graziosa come il suo nome? Un mal di cuore la ha tutta enfiata; sono caduti i denti, sono nati i baffi: ma prima dei baffi, al tempo dei denti, chi vieta di imaginare che non dovesse essere gentile? Gaia doveva essere stata, certo, perchè gaia era ancora, e diceva: — Sto ben! Ma l'è l'artrìtide!
Essa si addomesticò con noi. Come venne la calda stagione, ci pregò di concederle di lasciare l'usciolo aperto in modo che si formasse un po' di corrente. L'asma la soffocava. Stava quindi sul pianerottolo, di fronte alla nostra porta, ad agucchiare presso un suo tavolinetto, ed adempiva all'ufficio di usciere, e così dava un po' di vita a quella solitudine di muri grigi ed afosi. Che ella fosse non ignara di filosofia, è provato da questa sentenza ricorrente: “Già, ridere o piangere, la sera viene lo stesso„; come la sua fiducia nell'avvenire resta documentata da questa opinione: “Io col mio mal di cuore camperò di più della signora Teresa, la mia amica, amica per modo di dire„.
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Chi era la signora Teresa?
La signora Teresa (sciora Teresin) è una proprietaria: anche lei abita sul nostro stesso pianerottolo. Non l'abbiamo contata perchè non l'abbiamo mai vista. Ai primi d'aprile essa va nella “sua campagna„ a curare i suoi cavalieri (i bachi) nella “sua villa„. Torna (salvo qualche rara apparizione) in città dopo San Carlo. “Non sarà una villa, sarà una casa sgangherata; ma intanto lei respira l'aria vera, vede i fiori veri, mangia la vera insalata con le uova fresche...„ Così dice la signora Emma. Evidentemente nel suo pensiero (nata e vissuta sempre nella città), aria vera, insalata vera, è quella che si respira e si mangia in campagna. “Ma è già una bella fortuna poter vedere un po' di campagna da qui„ — diceva, accennando al giardino, dove le piante traevano dalla terra profonda l'umore di antichi morti (era un cimitero, una volta).
“Perchè, signora Emma, la signora Teresa non l'invita, almeno in agosto, a fare un po' di campagna con lei?„