Mi guardò, come per dire: “O, inesperto del mondo!„; poi disse: “Perchè l'è egoista, e la nipote che ha con lei, l'è una stria (strega). La vœur andà in paradis, ma la ghe va no!„.

La signora Emma ha assicurato che la signora Teresa è più brutta di lei: “E sporca, poi!„. Queste affermazioni ci parvero esagerate; però quando vedemmo questa signora Teresa, reduce dalla villa, fu necessario convenire che la signora Emma non aveva torto: uno strùfolo di seta nera con sopra una cuffia che dondolava. Entrò come un'istrice. Un'allampanata giovane antica seguiva con le valige. Furono rinserrati i chiavistelli. “Paura che portino via i tesori!„ La signora Emma assicura che se durante la nostra assenza, verranno i ladri al nostro uscio, darà l'avviso: ma se anche buttassero giù a spallate quello della signora Teresa, fingerà di dormire.

Ingratitudine umana! Risulta che quel poco di lavoro che agucchia, è tutta commissione della signora Teresa. Se avanza pane, minestra, gliela manda. Per Natale, l'invita. Anzi per quell'occasione, e trattandosi di rendere omaggio al divin Redentore, siamo stati invitati anche noi: non a pranzo; a vedere il presepio. Per mio conto ne sono rimasto soddisfatto. “Bello!„ ho dovuto spiegare all'orecchio sordo della signora Teresa. Siccome lo stanzone era semibuio (un lumino ad olio, un focherellino a legna), così fra i semiscuri delle folte masserizie ben spiccava la capannetta, dove alcuni invisibili lumini facevano chiarita la immobile scena. Abituato oramai agli odiosi scintillamenti dell'Albero di Natale, quel culto latino al simbolo oramai sperduto della famiglia, era pur commovente.

Sarei rimasto più a lungo, se il senso dell'olfatto non mi avesse suggerito di andarmene. Tuttavia la signora Emma criticò: “Mancava Gasparre e Baldassarre, e l'asino è senza coda! Io che sono povera, ho il gas in casa, lei che potrebbe avere la luce elettrica, non tiene nemmeno il petrolio„.

La signora Teresa è un pezzo grosso della parrocchia. Essa deve formare parte di quelle nere confraternite salmodianti che circondano in chiesa i feretri; che seguono arrembate il Sacramento per le vie. Spesso, nel gelido inverno, quando ancora il ricamo d'oro delle stelle non impallidiva, io le incontrai le vecchierelle che si avviavano al tempio. C'era anche Madalenin, Maddalena, l'altra diafana che abita di sopra. Le finestre del tempio lombardo, lucendo di lieve luce, le attraevano: la campanella diceva: “In fretta, in fretta!„. Rotolava in fretta la signora Teresa: ma Madalenin, la spiritata, era più svelta. La avessi veduta sollevarsi dalla terra e penetrare nel tempio attraverso le bifore, non mi sarei meravigliato: “Son qua, son qua, Signor!„.

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Queste sono, a mia memoria, le vicende della strada in poco volger di ore: Avemaria; coppie di amanti che prediligono quella, rimasta quasi unica, fra le vie deserte e senza botteghe. Chi sono? Sartine che insegnano male lezioni agli scolari? Spose che preparano il peccato? Errabonde della notte? Di tutte un po'.

Mezzanotte: compagnie di ubriachi, che cantano sotto la caserma questo ritornello: “A fare il soldato è un brutto mestier, mangiar la pagnotta, dormire in quartier....„. Alba: le bifore della chiesa si illuminano, la campanella ha un suono puro: ricorda gli azzurri marini, la stella mattutina. Si direbbe che un lavacro di purità è passato sopra la terra. È la diana delle vecchie: precede la diana del tamburo. Spesso le porte della chiesa si spalancano: sotto l'ombrello giallo oro avanza un prete in cotta e stola: un diacono precede e scuote un campanello; dietro, una schiera di vecchie nere ròtolano col loro passo un rapido ritmo dietro quel campanello. È il pane ai morenti. Qualche operaio, già alzato, guarda con occhio torbido quella processione di vecchie e di un simbolo, accorrenti in fretta paurosa. Simbolo e rito che gli fu insegnato dover disprezzare. Ma il mattino è gelido, la visione è tetra, fuggitiva: egli è solo. Ore sette: i garzoni dei fornai portano nelle gerle il pane caldo ai vivi. Ore otto: giovanetti e bimbe vanno a scuola: rosei volti, nutriti di buon sonno e di caffè e latte: “Pirro e gli elefanti; teorema di Pitagora; leggi agrarie dei Gracchi: un fidanzato tra gli scolaretti del ginnasio?„. Vicenda delle ore!

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Due volte tornò l'aprile: la signora Teresa tornò alla coltivazione dei bachi, e la signora Emma rimase a godere la primavera delle piante fiorite nel giardino. È già qualche cosa, tanto più se si pensa che in quel poco spazio verde si danno convegno molti merli. La cosa è spiegabile: le povere bestiole vedono l'oasi verde del giardino nel deserto di pietra della città sterminata. Qui vernano, qui cantano col far dell'aprile. Per chi ha mal di cuore è un bel conforto quella musica.