Se avesse avuto volontà, Fulai sarebbe fuggito. Ma non aveva più volontà.

— Illustre professore, venga, — disse il dottorino. Fulai lo seguì.

Il professor M*** era lì. Fulai si sentì avvolto nella virile canizie di quell'uomo. Lo sentì parlare con dolcissimo sorriso. Un balsamo di parole.

Mai Fulai aveva rivolto la parola ai letterati e poeti, morti e vivi, con tanta dolcezza.

Lo stupirono anche le parole di lui.

— Caro collega, — disse, — il nostro dottore (e accennava il dottorino) pecca dell'entusiasmo dei neofiti. Mi permetto di parlare così perchè fu mio scolaro. Egli vive chiuso nel laboratorio, ed ha l'illusione di guardare gli uomini mentre questi in realtà sono lontani. In verità egli non guarda che cavie e conigli. Lo sperimentatore di laboratorio non prende dalla natura ciò che egli vuole. Più modestamente: lo sperimentatore imita la natura quanto meglio può. Ora le malattie degli uomini sono tutt'altro che gli esperimenti che noi vogliamo. È la natura che ci impone le malattie, e noi, per tentare di imitarle, dobbiamo prima un po' sapere in che consistano e a quali leggi soggiacciano. Certo queste leggi esistono; ma sono ardue a conoscere ed impongono a noi medici la più gran modestia di pretese. Subtilitas naturae subtilitatem argumentandi multis partibus superat. Questo le dico per spiegarle come quel matematicamente che il mio amico ha proferito ieri, era esatto per i conigli, ma poco esatto per l'uomo. Di scienze perfette non ne esistono. Ma al primo errore di quel malaugurato matematicamente, ne fu aggiunto un secondo: egli non doveva accondiscendere a far innestare il coniglio. Il coniglio innestato fu come la porta per cui è entrato, non il virus rabbico, ma il terrore del virus rabbico in lei; il quale terrore, del resto, è una malattia non meno reale che la rabbia canina. Anzi oggi, che, grazie alle immortali osservazioni di Luigi Pasteur, la rabbia è curabile, creda che la paura è male ben più temibile.... Ah, lei sorride, professore?

Fulai sorrideva: gli pareva di star bene.

— Ma c'è di più: se nel sospetto ci fosse stata un'ombra solo di possibilità, il mio amico dottore le poteva proporre sùbito e come estremo di precauzione, la cura Pasteur. Perchè non l'ha fatto? Per un ragionamento istintivo, per cui lui era convinto che nel suo caso non esiste infezione.

Così parlò il gran maestro canuto.

Ma Fulai in quel momento non istava più male, o almeno così allora gli pareva. Certo aveva sofferto un orribile male, e raccontò dell'immenso stupore che era in lui; cioè come attraverso una piccola scalfittura, se pure scalfittura ci fu, cagionata dal dente di un topo, fosse potuta entrare nel suo cervello un'idea così spaventosa. Quale è l'abitazione nel cervello di un'idea così spaventosa? E come può un'idea far tremare un uomo? vietargli ogni altra attenzione? rendergli nero il sole? impedirgli la volontà? il sonno? il sorriso?