— Volete che telefoni io alla villa che stasera non potete andare? — domandò l'amico M***.

— Non insistete. È impossibile.

La signora era addetta, io non so con quale preciso ufficio, ad una casa privata di cura per le malattie nervose: un'antica villa con un parco; alquanto remota dalla città.

La buona signora Maria aveva un aspetto monacale: belle mani fuori dei polsini, orlati di un merlettino bianco: al collo, una crocettina d'oro: due occhi vivi, un piccolo sorriso, una voce saggia, senza alterazioni.

Fino a poco tempo addietro ella era stata una piccola borghese, una buona massaia, una buona mamma. Poi il cielo si era capovolto sopra la sua testa; e per vivere aveva dovuto accettare quell'impiego melanconico: aveva perduto ogni suo bene, ma non aveva perduto quel suo tranquillo sorriso. Un po' di grigio precoce sui capelli neri segnava il passaggio della tempesta.

Certamente se la signora avesse detto: “Non vi posso più stare fra quei matti„, il nostro colloquio non sarebbe avvenuto: ma ella disse: “Io mi ci trovo bene„. E forse fu causa il vino, perchè su la tavola era stato posato, come ancora usa in provincia, un fiasco di vino bianco; e l'amico M*** aveva ricolmato spesso il mio bicchiere, dicendo: “Sono tutte uve scelte. Seguita a bollire nel fiasco„.

Forse anche un'altra causa: perchè al mattino, nella libreria, mi ero messo a sfogliare quel libro, in bei caratteri grandi, con grande aquila impressa “Germania imperiale„ del principe di Bülow. Un libro saggio, pacato, imperiale: un libro che afferma che la Germania ha la saggezza, la volontà, la forza; che la Germania salverà il mondo dalla putredine e dalla follia.

Ma ogni tanto interrompevo la lettura per guardare il ritratto del principe di Bülow, impresso in quel libro, Germania imperiale. Quella testa era un magnifico esemplare dell'umana specie: pacata, bella quasi di una sua giovanile senilità. Ma sotto quella compostezza aulica, ora mi pareva scoprire il lusinghiero sorriso della frode, ora le dure lìnee della ferocia. Eppure — pensavo — anche quest'uomo ha la nozione di Dio!

E quando giunsi alla fine, dove è riportata la sentenza di Fausto: solo colui che s'affatica a conquistare, merita la libertà e la vita, rimasi stupito, e sopra quel libro imperiale mi passò una schiera di savi antichi (v'era Cristo, v'era Francesco d'Assisi) che vollero conquistare senza spada e senza uccisione. Ma poi, in realtà, che cosa hanno conquistato?

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