E in questo punto il commesso della libreria mi aveva interrotto dicendo che era mezzogiorno, ed io mi avviai a casa dell'amico M*** dove ero atteso per il desinare.

*

Una famiglia borghese, alla buona, all'antica: tavola imbandita con le antiche lasagne, col fiasco umile e glorioso, che bolle le bollicine lunghesso il collo sottile. E vi trovai già a tavola — òspite essa pure — quella signora Maria, adetta ad una casa di malati per neurastenia.

Neurastenia! cioè parola che vale a significare debolezza.

E stetti distratto lungo tutto il desinare. Avevo in mente la neurastenia, che vuol dir debolezza, e quel libro che vuol dire forza. “È una malattia la neurastenia o la Bia?„

— No, amico, non mi versi troppo da bere.

*

Come si entrò nell'argomento?

Ah! perchè la signora disse bonariamente:

— Oramai ne so io quanto i medici più bravi, i quali, scusate, non ne san niente neppur loro.