— Oh, egregiamente pensato! — disse il Professore.

E Battista collocò alcune trappole; due nella libreria ed una nell'armadio, e le fornì di buon'esca.

Ora, una notte, il signor Professore sente che l'orribile rumore è cessato di botto: poi sente un nuovo, ma piccolo, curioso rumore.

— Tu se' giunto! — esclamò dantescamente il signor Professore; e mette fuori le gambe dal letto, infila le pantofole, apre la corrente della luce, apre, infine, l'armadio e vede un piccolo quid caudato, che s'agitava vorticosamente attorno per la trappola.

Era il maligno topo! Possibile che fosse lui solo e così piccolo? Sì, un solo, minuscolo topolino, perchè, spenta la luce, non si udì altro rumore più.

— Apollo Sminteo non ti salverà, — pensò il signor Professore, e voleva ora dormire: ma era ormai mattutino e i vetri segnavano il lividore del giorno autunnale. Ah, possedere un nemico in gabbia, sia esso uomo o topo, e poterne far strazio senza alcun pregiudizio, è tal cosa da far perdere il senno. Il Professore scese dal letto, prese la trappola e, alla luce del giorno, esaminò il suo nemico.

Il topolino si rivolse a preghi, e disse: “O Professor, per lo tuo Iddio, non esser sì crudel!...„.

Ma il Professore prese un puntuto tagliacarte, e due o tre volte trapassò le sbarre della trappola, ma non colse il suo nemico, onde ne ebbe dispetto.

— Attendi e vedrai nuovo ludo! — disse, ed affocò il tagliacarte alla fiamma di una candela; ma sebbene sapesse a menadito tutti i duelli di Ranaldo e di Ferraguto, non riuscì neanche allora ad infilzare il topolino.

Se non che il topo aveva, per sua mala ventura, la coda e questa sporgeva fuori della trappola. Il Professore, che si era intanto riscaldato nel combattimento, capì senz'altro il vantaggio che si poteva ricavare da quella coda; e benchè con ribrezzo, la prese, tirò, ed immobilizzò il topolino, che, intelligente anche lui, si agitava furibondamente con la parte del corpo non immobilizzata per meglio schermirsi; e intanto digrignava e scopriva l'apparecchio formidabile, in tanta sua piccolezza, degli acuminati denti. Le due pupille, poi, quelle due capocchie nere, balenavano la disperata rabbia. Ma il Professore, al contrario dei cavalieri antichi che per onor di cavalleria colpivano davanti, colpì di dietro perchè era più facile. Il ferro rovente penetrò, e uscì allora da quel topo uno strido lacerante. Il topo si abbattè: batteva convulsamente i piccoli denti. Sussultava ogni tanto nel piccolo corpo, che si gonfiava e si comprimeva: poi i sussulti cessarono.