— Ma subito.
— I verbi transitivi sono quelli che passano o che non passano?
NAVIGARE!
Era la settimana di Pasqua, ed io camminavo lungo la riva del mare per ubbidire ai consigli dei medici, i quali mi avevano detto di vivere in solitudine e di non leggere più libri e giornali che parlassero della guerra, se volevo evitare irrimediabili perturbazioni. “La guerra per cui i padri seppelliscono i figli!„ — dicevo io agli uomini dotti della città.
Ma essi rispondèvano alle mie parole, placidamente così: “Il dolore è un benefico nume, e da questa incommensurabile morte nascerà la incommensurabile resurrezione„.
Le mie parole, infatti, erano antiche: le aveva proferite inutilmente Erodoto ventitrè secoli fa; e gli insensati non ricordano più!
Perciò abbandonai la città e cercai rifugio presso la riva del mare.
Senonchè la mia infermità popolava la stessa solitùdine del mare, perchè lentamente, su lo sfondo azzurro del mare, io vedevo svolgersi una cavalcata tetra e senza fine. Erano i potenti del mondo; e la diversità del vestito per cui noi distinguiamo le età, non era più percepita dagli infermi miei sensi. V'era il bell'Alessandro con la corazza d'oro. Si pavoneggiava levando alta la spada da cui pendeva il da lui reciso nodo gordiano. Aristotele, il gran precettore, additava con fine sorriso quel giovinetto re al filosofo Hegel in redingote. Costui ammiccava: Sehr gut! V'era il Kaiser teutonico che profilava lo stile del cappotto prussiano sopra l'ispido cavallo di Attila. San Domenico spiccava nella maestà bianco-nera sopra le tiare gemmate dei sacerdoti di Moloc; il generale dei gesuiti disegnava il profilo suo lugubre e la sua bianca chinea sopra il serpente verde.
Sopra quelle teste coronate si snodava la nudità di Elena, dalla gran chioma.