— Ha trovato anche lo zucchero! Oh! Oh!
Ebbe un sorriso di tenue felicità.
— Per me, veda, il caffè anche senza zucchero, è indifferente; ma per la mia signora è un sacrificio.
Passò ancora con lo sguardo dal pollastrino alla mia persona: due cose che forse mai egli aveva veduto in quello stato di nudità.
— Questo io non credevo — disse come nel 1916.
Che cosa non credeva? Forse che uno che adopera Dante, Machiavelli, Leopardi avesse attitudini a comperare anche un pollo? O piuttosto non credeva, era sorpreso che la lastrina di cristallo, che era fra lui e il genere umano, si fosse spezzata? Perchè egli mi disse con troppo anormale effusione:
— Grazie! grazie! Grazie, caro!
Grazie di che?
Mi pareva che egli sarebbe stato felice se avesse potuto darmi tutto il resto di quel valore cartàceo e così saldar la partita, perchè in un caso idèntico ma opposto, Enrico Castel forse sentiva che mi avrebbe ben donato le cinquanta lire, se ne avessi avuto bisogno, ma andar lui a comperare per me.... Egli, quindi, mi avrebbe dovuto sempre dire: Grazie! Grazie!
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