Non so perchè andandomene e cogitando a tante cose, fuori dell'Ing. Enrico Castel, dicevo fra me: “Se leggessimo meno pagine della scienza e qualche pagina dell'Evangelo!...„.
LA MARTINGALA.
Nel tempo in cui mi trovavo a X..., facevo i miei pasti all'osteria detta del Togo.
Ci si stava bene.
Vino buono, cucina in vista, prezzi da ridere per la mia borsa: la quale con venti centesimi extra otteneva che su la pardàlide della tovaglia venisse disteso un tovagliolo senza pardàlidi. Forse un po' di tanfo di molta gente e di fumanti vivande. V'era poi l'inconveniente disgustoso del dito pollice del cameriere, che simpatizzava per lasciare impronta di sè sull'orlo del piatto, quando portava le vivande. E non so perchè quel dito pollice sceglieva sempre la parte dell'orlo meno libera.
Il mio stomaco, nato delicato, ne soffriva un po': d'altra parte avevo in quella osteria il vantaggio della sensazione del popolo.
Sua Maestà il popolo frequentava molto quell'osterìa, e dopo avere mangiato bene, ruttava, poi parlava — di solito — di alta politica o di teologìa. Dio e sua madre, la Madonna, erano cucinati in tutta la varietà delle salse italiane, così che io avevo la sensazione di S. M. il popolo mediante l'odorato e l'udito, e qualche volta, oimè, anche mediante il contatto.
Ma io nacqui, oltre che delicato di stomaco, anche molto aristocratico; e nelle osterie di prima classe, dette hôtels o grands hôtels, dove S. M. non rutta e non bestemmia, si provano nausee anche peggiori.
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