In quell'osteria mi sorprese, dopo l'ora del pranzo, quando i più degli avventori erano sfollati, un uomo a capo tavola, dalla gran barba mosaica; bianca in su le gote, quasi nera in mezzo. Costui parlava ieraticamente per dogmi e sentenze, a gran voce, ma con occhi assenti. Insolentiva e riceveva insolenze metodiche: ma queste interruzioni rimbalzavano su lo scudo della sua imperturbabilità.

— Chi è colui? — chiesi al cameriere.

— È uno, un po' sordo, ed anche un po' cieco, ed anche un po' matto.

Finchè colui fulminava contro re, papi, imperatori e loro contorno, andava bene; ma quando fulminava contro S. M. il popolo e sue delegazioni, andava male.

S. M. il popolo insorgeva ruttando insolenze: — Transfuga! vile borghese! bieco reazionario!... Ma l'uomo pazzo riceveva le insolenze, anzi pareva che le assaporasse per filosofia.

E come le ingiurie cessavano, diceva:

— Pretendi che io, o popolo, parli come i tuoi maestri, soltanto il linguaggio della tua passione? Ciò non sarà mai detto!

— Ma sa lei, — gli dissi una sera, facendomi da presso, dopo che tutto l'uditorio se ne era andato, — sa lei, mio signore, che lei dice certe cose che non si leggono nemmeno nei giornali?

— Mo' senti bene che bella novità mi viene a raccontare questo individuo. Mi scaraventano addosso quintali di insolenze appunto perchè dico delle verità.

— Anch'io, signore, — dissi io, — sono piuttosto maldicente, ma vedo con piacere che lei mi supera. Lei deve aver fatto anche buoni studi.