— Ecco: la mia signora ed io, cioè tutti due solidariamente, ma ela xe la titolare riconosciuta, gavemo intenzion di aprire, in locale di nostra esclusiva proprietà, via Forni, numero civico 77, una casa di convegno, ma di primissimo ordine, ma del tutto rispettabile. Capisselo, vero?
— Una maison da tè, — disse Cleopatra con occhi imperturbabili.
— Diciamo allora, — disse Antonio, — una tea-room.
— Ma io che c'entro? — domandò l'avvocato, on. Petrucci.
— Mi no so se lei, — rispose con insinuante soavità Antonio, — ci vorrà entrare. Ci entrano tanti: senatori, magistrati, procuratori. Casa seria per gli adulti! C'entrano anche reverendi sacerdoti. Li conosso, li conosso tuti mi. Ma ci vuole il permesso della Questura; e proprio adesso è venuto un questore che fa il zelante, il moralista, il puritano, il reazionario.
— Con la scusa, — disse Cleopatra, — che la nostra maison è vicina a un quartiere aristocratico. Ma appunto, comme ça: anche la nostra casa è aristocratica.
— E poi, dico, onorevole, — esclamò Antonio, — non ci pare che sia ora di finirla coi privilegi dell'aristocrazia?
— Non facciamo della letteratura! — disse Cleopatra.
— Anzi facciamone, — disse Antonio, — perchè l'onorevole el xe un lider della politica, e la nostra la xe una causa politica: l'avvocato Mastropaoli el ga dito: “per mettere a posto un questore reazionario ci vuole una parolina all'orecchio da parte di un deputato; ma di uno di quei deputati che sanno parlare alla Camera„. Perchè ela, onorevole, el se rifiuta? — domandò l'omarino nero, dolorosamente, vedendo la mano dell'onorevole Petrucci che, con dolcezza, respingeva i due biglietti da mille. — Nol pol? nol vol? Nol ga tempo? Xele poche do mila lire?
— Non tratto questi affari, — disse l'onorevole Petrucci con semplicità; ma la sua faccia esprimeva una nausea così sincera che faceva veramente onore alla sua giovinezza politica.