Nol trata sti affari? — domandò Antonio calmissimo.

— Non tratto.

— Allora, pardon, onorevole! Ma una domanda: Ciò! domando, — disse rivolto alla signora Cleopatra che, udendo mutati i registri alla voce di Antonio, si era voltata verso di lui, — domando, ciò! per iscarico di coscienza, perchè pare che semo vegnudi per offendere l'onorevole....

— Lei non mi può offendere, — disse Petrucci.

E gnanca mi me offendo. Ma domando: questa xela o no xela una pratica consentita dalle vigenti leggi?

— Perfettamente.

— E allora, onorevole, da basso xe scrito no xe scrito “Studio legale?„; questi i xe o no i xe biglietti da mille? Ela xe o no xe l'avocato Petrucci? Se parlo mal, el me insegna. E allora perchè nol vol trattar? Perchè no la ghe par una pratica morale? Ma allora da basso se mete: “studio legale per le pratiche morali soltanto„.

Gli occhi di Antonio non si vedevano dietro le lenti nere, ma la umiltà della sua voce era venata da sibili di insolente ironia.

— La morale non c'entra, — tagliò secco Petrucci. — C'entra la opportunità. Domani si viene a sapere che io ho patrocinato questa vostra causa, un giornale umoristico se ne impadronisce, mi mette in ballo con sotto scritto: Avvocato delle case da tè, ed io son bell'e fritto.

— Perfettamente esatto quello che el dixe, onorevole, — esclamò Antonio. — Conosso anca mi la politica; basta il morso de una formiga a far cadere un gigante; ma qui no se tratta di causa: basta una parolina eloquente e amichevole all'orecchio del questor reazionario. Per conto mio, giuro su la testa della nostra Isidora, pargoletta di dodici anni ancora innocente (xe vero, Cleopatra?) che nessuno savarà mai niente.