Insulto sanguinoso che non avea avuto altro risultato che di far stendere fino alle orecchie il sorriso del paziente tavoleggiante e fargli dire con voce melliflua:

— Il signor maggiore mi vuole onorare dei suoi scherzi!

Certo, anche il cameriere era un ipocrita, come il suo capitano, come tutti.

Vederlo con la mano sul petto, con quell'aria innocente, udirlo con quelle frasi convinte che asseveravano che tutto era di prima cottura, tutte le vivande fresche, preparate a posta per il pranzo, che bastava che il signor maggiore avesse respinto una vivanda perchè subito fosse cambiata!

Invece la signorina si accontentava di tutto: una minestra in brodo, un pezzo di bollito formavano di solito tutto il suo pasto. Però una volta anche la signorina aveva ordinato il medesimo arrosto, di pollo che aveva chiesto il maggiore, con la differenza che lui era andato su tutte le furie, mentre lei, la signorina Y***, andava pazientemente in cerca fra osso e stinco di qualche fibrilla di carne.

— Questo è un pollo morto di lunga etisia, e lei lo mangia senza lamentarsi, senza protestare?

Queste parole il signor maggiore rivolse con indignata meraviglia alla signorina, la quale sollevando i suoi occhi tranquilli, si accontentò di osservare:

— In verità è un pollo un po' magro, ma chi deve andare a desinare all'albergo bisogna che si adatti.

Il disgraziato pollo fu il principio di una non breve dissertazione sul mangiare all'albergo, nella quale la parola pacata della signorina finì con l'avere ragione sull'irascibile signor X***. Anzi la signorina mostrò di conoscere a puntino come si prepara un pollo, come si deve ammannire un fritto, come fare un brodo che ristori lo stomaco.

— Credevo che lei non sapesse altro che la storia di Romolo e Remo e la pedagogia, — disse il signor X***, — ma mi ricredo: ella possiede delle cognizioni molto più utili.