— Il cognac, per Dio!
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Un giorno il posto della signorina Y*** era stato occupato da un grosso signore che mangiava con molta placidezza un mastodontico osso buco e parlava con un compagno di burro e di stracchini, di vecchioni e stravecchioni, nel più attico linguaggio di porta Ticinese, senza avvedersi menomamente del malcontento del signor X***.
In quel punto arrivò la signorina Y*** e parve sorpresa di trovare il suo posto occupato. Il signor X*** si levò in piedi per cederle il suo e andarsene altrove, ma allora il cameriere ebbe un lampo di genio:
— Se la signorina crede, posso preparare da pranzo di fronte al signor maggiore....
La signorina curvò le labbra con un lieve sorriso, diede uno sguardo attorno, e come s'accorse che tutti i tavoli erano occupati, fece atto di accettare il posto sul divano che il signor X*** le aveva cavallerescamente ceduto.
— Io, questa sera, guasto le sue abitudini e così rovino la sua digestione, — disse ella scherzosamente togliendosi adagio adagio i lunghi guanti e scoprendo due manine candide e signorili. Invece quella sera il signor maggiore non si accorse punto delle gravi imperfezioni del pranzo: anzi mangiò con eccellente appetito ed uscendo intravvide il cuoco e stese il dito verso quella faccia scialba e disse:
— Una delle poche sere che non mi hai avvelenato!
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