Il signor Flavio Semilli, di buona famiglia veneziana, dottore in legge e procuratore, ammogliato con prole, libero cittadino e libero elettore, nell'età non più giovane di trentacinque anni si era trovato un giorno completamente sul lastrico.

Tutto ciò può sembrare un assurdo, specie quando si pensi che il signor Semilli avea anche compiuto regolarmente i suoi studi con ottime attestazioni di frequenza e di lode.

Come avvenne?

Non lo avrebbe saputo raccontare nè pure lui.

Era stato prima vicepretore; poi, per la legge X..., quella pretura era stata abolita e lui privato del posto.

Se ne stette un po' a casa consumando i pochi risparmi e aspettando, come gli avevano promesso, di essere richiamato in servizio. Invece niente! Anche a Roma, esclamava il dottor Semilli, fanno come dice Dante: “lunga promessa con l'attender corto!„

Allora era passato per la trafila di vari impieghi, l'uno più miserabile e precario dell'altro, finchè si era trovato, come abbiamo detto, col vuoto davanti agli occhi e nelle tasche.

Che fare? Cosa semplice: venire a Milano, la città dagli occhi di fata, dove con le grige nebbie autunnali, spinti dal miraggio dell'opulenza lombarda, si trascinano gli affamati del bel dolce paese, nonchè d'altre terre straniere.

Veramente l'avvocato Semilli vi era venuto non con le grige nebbie ma col lieto sole di aprile che faceva scintillare tutta la Madonnina del Duomo: non per ciò la fortuna gli era stata più propizia.

Una barba incolore cresceva oramai troppo lunga su le pallide ed intristite gote; il colletto e la cravatta domandavano al loro signore un ben meritato riposo; le scarpe poi, per il lungo calcare i melmosi e smossi ciottoli della città, aveano subite profonde alterazioni dal loro primo essere, e invano la vernice e le sottoposte pezzette nere di seta cercavano di coprire le ferite mortali. In queste condizioni egli era a pena presentabile; ma lo sostenevano un paio di guanti ancora puliti e riposti ben bene nella tasca interna del soprabito, e poi un bastoncino di ebano vero con la testina d'avorio vero, proprio elegante.