Da due mesi cercava con molta perseveranza se non con eccessivo slancio, e non aveva trovato nulla. La massima evangelica pulsate et aperietur vobis, ottima per le porte dei cieli, era di scarsa efficacia per le porte degli uomini di Milano.
Ben è vero che la natura benigna gli aveva infiacchito un poco il cervello (un gran nervoso alla testa, diceva lui) così che più oramai non si accorgeva e non sentiva la irrisione delle promesse, la ipocrisia della pietà, l'insulto delle dure repulse.
Nel giudicare gli uomini era giunto a quel tal pessimismo, il quale, più tosto che un'evoluzione filosofica, segna l'ultimo grado di una ben esperimentata miseria. Si comincia in questi casi a credere non solo nell'innata malvagità del genere umano, ma nella iettatura, nella persecuzione, nella fatalità del destino etc.: cose assai brutte davvero, le quali forse sono un poco nella realtà, ma un po' anche in una specie di dolorosa debolezza che ha subito la molla del volere.
Però, nel nostro caso specifico, il pessimismo del signor avvocato era bonario, venezianamente umile e arguto, senza propositi e senza ribellioni tragiche.
Solo pensando alla moglie ed ai figli, gli occhi si inumidivano e, voltando in su lo sguardo verso la Madonnina del Duomo, così placida, così buona, così lontana, gli venivano alle labbra i famosi versi del Filicaia:
E tu 'l vedi e 'l comporti,
E la destra di folgori non armi,
O pur gli avventi a gl'insensati marmi?
La Madonnina, lassù in alto, non rispondeva nulla alla fiera apostrofe, anzi, così com'ella si sta, con le mani allargate, pareva dire: “Io non ne ho colpa!„ e nel suo dialetto milanese: “mi ghe n'impodi no!„ Miglior consiglio era forse di andare nei caffè a recitare tutta d'un fiato quella sfolgorante canzone.
Il professore, nei tempi remoti della scuola, gli dava dei bei dieci per la forbita recitazione: possibile che quei forti mangiatori di risotto e di busecchie non si fossero commossi a sentirlo cominciare: