E fino a quanto inulti
Fian, Signore, i tuoi servi? —
Ci pensò due o tre volte, per celia, s'intende, giacchè un dottore in legge, ex impiegato del governo per giunta, non si abbassa così; però gli parve spediente abbastanza originale ed alla americana da tentarsi soltanto nei casi estremi. “Alla fin fine — pensava — cosa ghe xe de mal?„ Con la voce e col gesto avrebbe potuto dare un'intonazione rivoluzionaria conforme ai nuovi tempi anche a quella canzone che fu lodata e premiata dal sacro imperatore.
L'invettiva al Dio superbo ed inerte si poteva benissimo adattare anche a questo secolo di rivendicazioni popolari. L'avvocato Semilli si confortava in queste fantasie, quando gli arrivarono due lettere di raccomandazione, da lui lungamente sollecitate.
L'una era dell'on. X.... per l'avv. comm. on. Y..., deputato moderato, liberale-progressista. Conteneva poche righe scritte dal segretario, ma con la firma autentica dell'on. X....
L'altra, più lunga, era del dotto abate Z..., rivolta all'eccellentissimo e molto reverendo padre V..., una delle colonne del partito cattolico lombardo, uomo pieno di relazioni e di affari.
Le due lettere giunsero assieme come care amiche, e l'avvocato Semilli quando le ebbe lette col cuore in sussulto, non potè a meno di esclamare lietamente: “Due piccioni ad una fava! Adesso almeno io avrò da mangiare e il di più lo manderò ai miei piccini!„
Quel giorno la Madonnina gli parve più raggiante che mai nel puro azzurro e come a lui benevoli gli parvero i cittadini della città superba.
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Al mattino alle ore dieci l'avvocato Semilli era a fare anticamera dall'onorevole Y.... tenendo, con una mano in tasca, la lettera di raccomandazione ben ravvolta in un foglio di giornale perchè non si sgualcisse: l'altra mano era dentro lo sparato dell'abito sopra i documenti, sopra il cuore che batteva impetuosamente.