— No, signore: non le conosco mica se non di nome.
— Veda? ma sono miniere d'oro quelle! oro! oro! È una nuova vita che sorge mentre questa da noi muore decrepita, o vagheggiante come idealità l'uguaglianza sociale, e per conseguenza la distruzione delle responsabilità umane e di ogni energia potente; ovvero affaticantesi invano a ricondurre il mondo sotto il giogo teocratico di un dogma sfatato, rinnegando secoli di martirio, di progresso, di luce: bizantinismo atonico di vita automatica l'uno: assurdo degno di pietà il secondo se la pecorilità atavica delle plebi non lo alimentasse con la sua codardia. Ne è persuaso, o signore?
— Oh sì, signore...!
— E se io avessi la sua età, avrei già preso il volo. Questa vita di ripicchi, di odi, di meschine contese che si rispecchia dal giornalismo alle aule del Parlamento, dalla piazza all'accademia, ripugna fieramente al mio animo.
Il signore, così dicendo, si era levato in piedi ed appariva maestoso e sonoro davanti al gran tavolo di lucente noce intarsiata, con la mano appoggiata ad un gran fascio di carte sul verde tappeto.
L'avvocato Semilli si credette anche lui in dovere di levarsi dalle molli profondità del velluto della poltrona, dove il cortese signore lo aveva fatto sedere.
— Ella è un animo grande e nobile! — disse non sapendo che altro dire.
— Non creda: è frutto di maturo studio e di riflessione. Mediti su questo che ho detto, e se le fallisce l'impiego, cerchi all'estero: rinnovi la sua vita in regioni più libere e forti!
L'avvocato Semilli, pur intendendo che l'udienza era finita, non potè a meno di osservare:
— Ci avevo anch'io pensato di lasciare l'Italia. Ma come faccio? con la moglie e due bambini piccini?...