Uscì di quella casa come instupidito. La Patagonia si confondeva con la psiche collettiva, l'abolizione della proprietà con le empie sette liberali e con le pene dei figli per le colpe dei padri. Un caos! Brutti pensieri gli passavano ogni tanto per il cervello, e quando si rimise un poco, il sole accennava a tramontare.

Splendenti carrozze, nell'ora del passeggio, traversavano le vie, e tutta la gente, anche elegante, gli faceva il brutto effetto che gli dessero degli spintoni. A lungo andare anzi la folla gli si trasmutò alla vista come in una specie di materia corrente, nera, continua, violenta. E siccome quella folla realmente lo costringeva a scendere dal marciapiede su la strada per far posto, così anche quell'atto gli si trasmutò nel cervello stanco, da reale in simbolico, quasi volesse dire: “Nel mondo siamo in troppi: tu, i tuoi piccini, siete di troppi. Via! Eliminazione!„, e invece si accontentavano soltanto di farlo scendere sul marciapiede, qualcuno anzi gli domandava: scusa, pardon! “In fondo — pensò Semilli — date tante necessità, tanti bisogni, tanto numero di uomini, la battaglia si compie con abbastanza civiltà e umanità, e per l'avvenire, chi lo sa? forse anche di più. Per ora, come ora, potrebbe essere peggio!„ Meditazioni, come ognuno intende, nobili e degne di essere stampate; ma sappiano i felici che una ben esperimentata miseria è efficacissima ad eccitare in una mente anche mediocre dei pensieri profondi, originali e degni della più alta filosofia. L'esperimento non è per altro consigliabile od augurabile.

Cominciò a sentir fame, e senza nemmeno pensarci, quasi automaticamente, si avviò fuori di porta Volta, dove da un salumaio che gli era cortese di poca carta gessata, era solito comperare dieci centesimi di companatico che, con altri dieci di grosso pane, gli serviva da colazione, e in quel giorno per necessità di cose, anche da pranzo.

Ma quella sera, come giunse dinanzi a quel negozio, un ricco e assai grande fondaco all'ingrosso, lo sorprese il fatto che tutte le imposte erano chiuse all'infuori di una; e davanti ad una porta vicina erano ferme tre belle carrozze chiuse con i cavalli che scalpitavano e mordevano i freni; e sull'alto dei loro stalli erano i cocchieri in gran tenuta con gran fiori alle bottoniere.

— Gli sposi! gli sposi! — diceva la gente accorrendo.

Semilli non vi fece nemmeno caso ed entrò nel negozio tenendo il pezzo di pane in mano, ravvolto pudicamente nella carta.

Il negozio, cosa assai nuova, era deserto.

Però, al rumore de' suoi passi, uscì, dietro da una piramide di salumi, prosciutti e simili, l'uno de' due padroni, che era un giovanottone bonario, grosso quanto un vitello.

Ma Semilli non lo conobbe più, tanto egli era mutato.

Era tutto ben vestito di nero, con la sua bella cravatta di raso verde e una catena d'oro molto grossa.