— Bisogna persistere, non venire a transazioni, nessuna, nessuna, nessuna! Fatta una, è aperta la falla: entrano tutte. Noi non abbiamo odî di classe, come insinuano malignamente i nostri avversari, ma la salute è là, unica: distruzione, abolizione delle proprietà individuali: tutto il resto è un fomento su le gambe di legno, quando non sono artificî subdoli di partiti avversi....; perchè creda che se noi durante il cammino veniamo a delle transazioni, a degli accordi, perdiamo soltanto una piccola parte del bagaglio del nostro programma, è affar finito. Alcuni obbiettano: “Arriveremo più tardi.„ E che cosa importa? rispondo io: ma quel giorno la vittoria sarà nostra: ma assoluta, completa. E non bisogna nemmeno che ci illudiamo eccessivamente sui trionfi, certo meravigliosi, insperati di questi ultimi pochi anni. Di terreno ne abbiamo conquistato anche troppo: abbiamo bisogno di conquistare altrettante coscienze, le quali formeranno una nuova forza nel mondo, un nuovo motore, una nuova ala data alla terra. Guardi, questo è proprio l'argomento del presente articolo! — e mostrò le bozze.
Il povero Semilli si sentiva la gola secca e pur domandò:
— Ma io dico per adesso; per il caso mio!
— Ah, già, — rettificò quel signore, temprandosi a malincuore dalla presa corsa, — già, il caso suo.... Eh, se fosse un operaio, qualche cosa potrei fare, anche subito, ma di un avvocato...., cosa vuole che ne faccia di un avvocato? Un avvocato, ben inteso sempre secondo le condizioni odierne, rappresenta un valore sociale quando ha trovato da per sè il mezzo, la facoltà di produrre una data quantità di lavoro e di ricchezza: ma un avvocato che domanda del lavoro è...., è come una locomotiva che domanda di essere trainata. È un linguaggio brutale il mio, lo so. Ma noi siamo uomini nuovi anche nel rendere il nostro pensiero. Certo che nella futura società questi casi deplorevoli non avverranno più, anche per la ragione semplice che la società e il diritto non avranno più bisogno di patrocinio. Le pare?
— La redazione del giornale.... — suggerì timidamente Semilli con un fil di voce che si udì a pena.
Tuttavia quel signore udì, sorrise come un maestro di piano al tasto falso di un principiante.
— Eh, se dovessi dare ascolto a tutti, — disse, — bisognerebbe che avessi non uno ma mille giornali; e, in confidenza, non lo dica a nessuno, uno solo fa fatica a vivere...., fatica!... Del resto, — aggiunse vedendo colui assai triste, — creda, credano tutti che le forme di pietà e di beneficenza individuale sono cose inutili per la collettività: anzi ostacolano, ritardano il fine ultimo. Finchè nella psiche delle masse, — concluse accalorandosi una seconda volta, — non entrerà la coscienza che, con l'atto stesso del nascere, si acquista il diritto di vivere, di godere l'immenso tesoro accumulato da secoli, dalla scienza, dal progresso, ebbene, sino allora avremo sempre una parte grande di uomini che domanderà ad altri pochi come carità ciò che invece viene loro per diritto. Ne è persuaso?
— Oh sì, signore!... — balbettò Semilli.
— Del resto, venendo al fatto individuale, io avrò in mente il caso suo: ripassi ancora senza riguardo, e — concluse, accomiatandolo, a voce bassa e di confidenza — in occasioni estreme, che io non so, si ricordi pur di me, senza riguardo....
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