— Le bozze del giornale, — disse con voce cadenzata, e depose un grosso plico.

— Ah, finalmente! — sclamò quel signore.

Squarciò la busta: gli stamponi umidi, liberati dalla compressione della busta, si svilupparono e coprirono tutto il tavolo. Allora li sovrapponeva foglio a foglio, poi cominciò a guardare avidamente.

— Seguiti pure, non abbia riguardo, — diceva poi volgendosi ogni tanto all'infelice che si era arrestato per rispetto e anche per esaurimento oratorio.

Quel signore, psicologo di alta scienza e di assai grido, sapeva, anzi lo aveva stampato, come e per quale processo fisiologico del sistema nervoso avvenga che il più valente oratore si faccia balbettante e non trovi più imagini e frasi quando l'uditore o l'uditorio è disattento od ostile.

Egli conosceva questa cosa per scienza fisica, ma allora se ne era dimenticato senza dubbio.

— Il governo!... — diceva ogni tanto Semilli, e quel signore, pur leggendo, spiegava la palma con un atto di vade retro, Satana! e annotava ogni tanto.

Quando ebbe finito, quel signore depose i fogli, si accostò al postulante e disse con voce assai amichevole ed insinuante;

— Io sono non spiacente, ma spiacentissimo, tanto per lei come per molti altri che vengono da me quasi che io avessi l'onore di essere la divina provvidenza, e le confesso che certe cose, a udire, mi turbano, mi sconvolgono.... Ma io non ce ne posso nulla: tutti i posti a cui ella può aspirare sono in mano della coalizione borghese. Io le posso ipotecare l'avvenire fin che vuole, ma per il presente, sono dolentissimo, io non valgo.....

— Ma almeno mi indichi, mi dica quello che posso fare.... — supplicò Semilli.