— Cosa vuol contare? — disse Lia; — la storia è finita e il bambino ha sonno: io ho sposato lui e lui ha sposato me.
— Ma i particolari, sposina. Ma scusi, la storia senza particolari non val nulla.
— Il particolare più importante è questo: lui ha voluto bene a me e io — disse ella arrossendo — ho voluto bene a lui, e adesso punto e basta. Vero che hai sonno, piccino? vero che è la tua ora d'andare a nanna?
Tutte le argomentazioni di Astese — e ognuno può pensare se ne aveva a dovizia — non valsero a far sì che Lia desse il suo acconsentimento di proseguire.
Fu sturata un'altra bottiglia che era valido documento della bontà della cantina e poi si andò a dormire.
*
Il lume lunare entrava nella stanza ospitale di Astese, e la luna tonda passeggiava fra le cime dei pioppi azzurri.
Astese conobbe nel corridoio il passo di Leuma e lo chiamò piano.
— Hai bisogno di niente? — chiese Leuma.
— Niente, caro; ma se tu mi racconti la storia del tuo matrimonio, mi farai un piacere, tanto più che sino a mezzanotte di solito non prendo sonno.