— Dunque, — proseguì Leuma, — io divento segretario comunale del paese. Allora qui avevamo un ginnasio, una di quelle tante fabbriche di spostati che abbondano in Italia. Adesso, grazie al cielo, lo abbiamo abolito.

— Il nostro Leuma, onorevole, — avvertì pianamente il suocero, — è assessore....

— Puoi dire che è lui il sindaco.... — corresse la suocera.

— Via, via, — interruppe Leuma sorridendo, — finiamola con questa storia: il sindaco è il conte Losti....

Il suocero si accontentò di alzare le spalle.

— Non ci creda, sa, onorevole, — disse la suocera, — il sindaco vero è Leuma.

— Be', andiamo avanti: dunque ti dicevo che avevamo un ginnasio con tre professori, professori così per dire, e una ventina di scolari in tutto. Io era a pena in paese da sei mesi, quando mi vengono a pregare di supplire il professore di quarta classe che avea preso il volo per altri lidi. Un avvocato può supplire a tutto: io poi sapevo di lettere, quindi ero indicatissimo come professore. Accettai. Vado a scuola, e indovina un po' chi vedo fra i quattro scolari? Una certa signorina, anzi una certa bambina che si chiamava a punto Lia....

— Così che tu hai sposato la tua scolara? — disse Astese.

— Proprio così.

— Adesso comincia il bello, conta, conta su.