Furio balzò in casa del fotografo: parlò, pregò, si disperò affinchè gli consegnasse i ritratti che li avrebbe portati lui. Quegli nicchiava.

— Ma dove mai vuoi trovare un pretesto più ragionevole? — fremeva Furio, mentre colui riponeva, ancor incerto, nella busta le dodici fotografie, sei dell'Ida e sei di Elvira, la sorella maggiore, — io vado alla festa del Cristo, e siccome sono tuo amico, così tu mi hai detto: “senti, Furio, giacchè vai a Longiano, fa una scappatina a Montiano, così mi risparmi la posta e mi saluti le signore„, non ti pare?

Il fotografo crollava la testa:

— Tu hai perso il cervello dietro quella signorina; ma a me vuoi far perdere la clientela, il mio ragazzo! — e pur tuttavia gli consegnò la busta.

*

Poi Furio saltò in casa di Cecco e disse:

— Vengo, vengo, sai! ma lo trovo poi un posto?

— Se te l'ho detto che ci penso io!

— Quand'è così, basta, Cecco: vengo, oh, se ci vengo! ma non dirlo agli altri il segreto...., non svelare a nessuno....