Ma oimè, chi intenderà, chi difenderà la giovinezza sublime dalla sterile sapienza dell'età virile e dalla lugubre tirannia dei vecchi? Gli uni e gli altri hanno l'anima che già è morta a metà, e non lo sanno! La loro sapienza aiuta a morire, non a vivere; e la gioventù ha una sua sapienza innata di ben altro valore perchè in essa si contengono le leggi della vita! Chi difenderà la nostra giovinezza? Così Furio pensava, e contemplando il pallido e muto volto dell'Ida, fissando quegli occhi in cui si leggevano mirabili istorie d'amore e parevano domandare a lui soccorso, il giovinetto inghiottiva lagrime amare di ribellione e di sdegno.
Più tardi lo accompagnarono nella stanza che avevano allestito per lui, dove avevano messo tutto ben in ordine e la servetta che era entrata poi per portar l'acqua, disse segretamente e con grande significazione:
— Quello lì è l'altarino della signorina. Sapesse come prega!... Non le mandi più quei libri: la vuol far morire? La poverina prega e piange per dimenticarsi di lei, e lei invece è venuto fin quassù! Ah, l'ha fatta bella! Lo so poi io sola quello che dovrà patire quando sarà andato via lei! — Così disse la graziosa servetta, alla quale l'essere villana, non toglieva di essere esperta e confidente dei segreti d'amore.
Sopra un tavolo c'era un altarino con quattro candelieri, la madonna dell'Addolorata, la corona e due abitini e, sul piano coperto di bianco e di pizzi, il libro da messa.
Furio contemplò a lungo quasi piangendo, e si addormentò col libro delle preghiere che leggeva l'Ida, come se in esso si fossero contenute le immortali storie di Ofelia e di Giulietta.
*
Venne la mattina: nella notte durante il sonno degli innamorati la luna avea cacciato le nubi: risplendeva per i rossi pampini il sole e cantavano le allodole.
*
Furio prima di partire ebbe la buona ventura di trovarsi solo per un momento con l'Ida nel giardino, dove le foglie delle rosette di ogni mese cadevano sull'erba bagnata delle aiuole.