— .... ma Irma è un'intelligenza dominatrice, ed è quello che ci vuole per me. Io, capisci, voglio darmi alla politica: io ho bisogno per moglie non di una bambola che deva poi guidare, ma di una donna che sappia cooperare al mio avvenire: lei scrive benissimo, è di una coltura sorprendente come tu potrai assicurartene. È affascinante: cosa sono questi ritratti? Niente: una pallida immagine: la vedrai, la sentirai, e finirai coll'innamorartene anche tu....

Così erano giunti, erano rimasti tutto il giorno in casa di Irma, ed erano partiti come è detto.

*

A mezzodì Paolo entrò nel salotto di donna Felicita. Lo rodeva una sorda impazienza. L'ostinazione della zia a non manifestare i suoi entusiasmi se non a mezzogiorno preciso, lo aveva messo di molto malumore.

Ora donna Felicita, seduta su la sua poltrona, era riposatissima delle fatiche della vigilia.

— Adesso prenderai il caffè con me, vero?

E con una calma che contrastava con l'agitazione del giovane, versava dalla chiavetta della macchina l'aroma nero bollente nelle tazzette di porcellana.

— Tu non ci vuoi lo zucchero, vero?

— Ma insomma, zia, deciditi, — scoppiò Paolo, — che impressione ti ha fatto Irma?