Lungo le siepi ella guarderà se scopre qualche viola e se vi saranno, le raccoglierà e le riporrà in una busta ben forte, e le manderà al suo figliuolo, il quale gli è rimasto solo di una famiglia numerosa e lieta un tempo: oggi dispersa.

Certo suo figlio abita assai lontano, ma il vapore oggi ci mette appena una notte a correre le distanze di cento e cento miglia, e dato il caso che su la busta che contiene le viole non pongano dei pesi troppo gravi, domattina potranno arrivare in casa di lui ancor fresche e vive, tanto che, se gli verrà il pensiero di metterle in un vasetto, potranno ancora riprendere vigore, le viole nate dalla terra del paese dove egli è nato, raccolte dalla mano della sua mamma, in questo bel giorno di primavera.

Tali sono i pensieri dell'ava in quel giovine mattino: pensieri lieti e piacevoli.

Però ne sopraggiunse uno non lieto per la salvezza delle viole, messaggere dell'inviolabile amore, e pur tuttavia l'ava sorrise a questo pensiero. Il piccolo nepotino, figlio del figlio suo, che ha cinque anni, se vede le viole le vorrà e le strapperà. Gli diranno — è vero — che sono le viole della nonna. Ma lui certo adesso non si ricorda più della nonna. Eppure è stata lei che gli ha fatto i corpettini di frustagno, le maglie di lana, le calze di filo grosso, per quel folletto che rompe tutto.

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In questi pensieri la nonna è uscita. Si è recata prima in chiesa ad ascoltare una messa e poi si è incamminata per il viale dei gran platani bianchi, in fondo e sopra i quali si elevava la fascia azzurra del mare il quale cinge tutta la curva dell'orizzonte. E andando, gli occhi suoi stanchi vedevano dalla terra e dalle siepi partire e salire delle pagliuzze e dei baleni, lievi, di oro; certo erano le ali degli insetti multiformi ed uniformi i quali in quei giorni di nozze fra la terra ed il sole escono in lunghe processioni e portano il seme della vita alle piccole cose eterne nell'armoniosa vicenda della vita e della morte. Non era quello giorno consacrato alla festa: le garrule campanelle e dalle torri le campane non squillavano sopra il silenzio dell'antica città: la gente era al lavoro; i buoi segnavano i solchi nei campi; le rame degli olivi germinavano nel presagio della pace pasquale; le tartane dei pescatori uscivano dal porto e pigliavano il largo mosse invisibilmente nelle gran vele arance e gialle le quali l'una dopo l'altra si susseguivano per l'azzurro del mare e rendevano imagine di una schiera di monaci incappucciati. Dunque poca gente era nel viale lungo cui l'ava moveva i lenti passi.

Ma molti erano i pensieri.

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È stata anche la nonna che ha insegnato al piccolo bambino a recitare le preghiere: le quali si allungavano ogni giorno di più, e questo avveniva perchè la nonna trovava che vi era sempre qualche cosa dimenticata, qualche umile cosa da ricordare al potente Signore del Cielo, e spesso vi era qualche morto che bussava alla memoria di lei e diceva: “ricordati anche di me„. Ecco la ragione perchè le preghiere si allungavano di giorno in giorno.

Il piccolo bambino (allora portava ancora la sottanina bianca) composto e inginocchiato su di una sedia davanti ad una nera Imagine le diceva con convinzione le sue preghiere e le avea imparate tanto bene che preveniva la voce suggeritrice dell'ava. Certo che dopo quella fatica era giusto che domandasse per ricompensa un cucchiaio di più di zucchero nel caffè e latte e si risarcisse di quella immobilità con le più pazze scorribande per cui tremavano i vasetti, le sedie austere, i quadri della vecchia casa. Non perciò la nera imagine della Madonna dalle cui mammelle aperte gemeva il latte su le labbra del pargolo, sorrideva meno vezzosamente, e parea — tanto è bel lavoro di antico pittore — seguire cogli occhi umidi le feste e i salti del bambino. Una volta arrivò la nuora, la madre di quel caro folletto, da un lontano viaggio; la quale è di altro pensare che l'ava ed appartiene alla gente nuova: eppure anch'essa si compiacque a vedere quelle manine giunte, a sentire quella vocina che dava del tu e parlava così famigliarmente a Dio, il quale se c'è, è il più ricco e potente signore che sia su la terra.